Reati minori, stop ai processi E i ladruncoli ringraziano

Il Guardasigilli Orlando presenterà entro dicembre il decreto che rende non punibili infrazioni di lieve entità come i piccoli furti. Un escamotage per velocizzare i tempi

Reati minori, stop ai processi E i ladruncoli ringraziano

RomaNon è una depenalizzazione, ma l'effetto sarebbe lo stesso. I reati di lieve entità, compiuti in modo occasionale, diventerebbero non punibili e tante indagini finirebbero con l'archiviazione invece di arrivare al processo.

Lo prevede un decreto legislativo in 5 articoli che entro dicembre il ministro della Giustizia Andrea Orlando presenterà a Palazzo Chigi e poi arriverà alle Camere, secondo la delega della legge 67 sulla messa alla prova approvata ad aprile.

Si stabilisce l'archiviazione per reati «bagatellari» con pena detentiva «non superiore nel massimo a 5 anni», o pecuniaria, che comportino «esiguità del danno o del pericolo», una offesa di «particolare tenuità» e legati ad un comportamento «non abituale». Piccoli furti, come quelli sempre più frequenti di questi tempi al supermercato, ad esempio, o chiamate personali da telefoni di servizio, o interruzioni di pubblico servizio legate a forme di protesta.

La parte offesa, però, potrebbe far valere le sue ragioni in sede civile ed entro 10 giorni potrebbe presentare un'opposizione, motivata e non strumentale. A questo punto sarebbe il giudice a decidere, secondo la sua discrezionalità.

«In sostanza - spiega la professoressa Antonella Marandola, ordinario di Diritto processuale penale all'università Lum di Bari, già membro della Commissione Canzio che ha preparato la riforma - è una sorta di depenalizzazione devoluta al giudice e non stabilita dal legislatore, per deflazionare il carico di processi pendenti. Si configura come non procedibilità e attribuisce al giudice un potere valutativo. Andiamo verso un sistema in cui i processi dovranno celebrarsi solo per i fatti gravi».

Rimane il fatto che scelte di politica criminale come questa, prospettate da molti anni anche in commissioni ministeriali precedenti come quella Riccio del 2006 e già presenti nel processo minorile, creano un certo disagio non solo tra i giuristi perché riconoscono l'incapacità del sistema di fare giustizia sempre e ovunque. Di fatto, portano ad un'attenuazione del carico sanzionatorio e dunque ad un minore rigore nella lotta all'illecito. La soglia dei 5 anni appare piuttosto alta, rimane da capire quando un reato non è più occasionale (dopo 1, 2, 5 volte?) e poi il principio costituzionale dell'obbligatorietà dell'azione penale dove va a finire? «Non c'è contrasto - assicura un altro componente della Commissione Canzio, l'ordinario di Torino Francesco Caprioli - ma i presupposti e i parametri devono essere tassativi. Di fatto ci sarebbe maggiore trasparenza: piuttosto che lasciar morire le notizie di reato sugli scaffali delle procure in base al caso, alla discrezionalità del singolo pm o alle priorità indicate dei vertici, meglio far uscire alle scoperto le scelte fatte secondo una regolamentazione precisa. A questo punto, si potrebbe anche non fissare una soglia, ma lasciar decidere al giudice, caso per caso. Anche per reati più gravi come, ad esempio, il peculato ma su piccole somme».

Le obiezioni e le resistenze comunque non mancano. Quelle sulla tutela della persona offesa, sulle quali anche dall'Europa vengono forti pressioni, ma anche sui diritti dell'indagato che potrebbe avere interesse ad arrivare ad un proscioglimento che dimostri la sua innocenza, invece di trovarsi di fronte ad un'archiviazione che lasci pesanti dubbi.

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