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Europeismo e porti aperti. La linea Sassoli contro Salvini

Il presidente del Parlamento europeo attacca il leader della Lega e detta la linea al Pd per il governo dell'inciucio

Europeismo e porti aperti. La linea Sassoli contro Salvini

Mentre vanno avanti le trattative tra il gotha pentastellato e i vertici Dem per formare un nuovo esecutivo, a chiedere “scelte di discontinuità” dal palco del Meeting di Rimini è anche il presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli. Un discorso, il suo, che è un attacco a tutto tondo nei confronti del leader della Lega, Matteo Salvini. È lui il convitato di pietra contro cui si articola l’intero ragionamento. Dall’invito all’elettorato cattolico a diffidare da chi “in Italia come in Polonia e Ungheria, osa agitare i simboli della nostra fede come amuleti, con una spudoratezza blasfema”, alla proposta di un cambio di passo sulla gestione del fenomeno migratorio, più in linea con le sensibilità grilline.

“La prepotenza è una malattia che l'Europa ha conosciuto molto bene", avverte Sassoli, mettendo in guardia il ministro dei porti chiusi che chiede “pieni poteri”. “Non servono per governare la settima potenza mondiale”, attacca l'ex volto del Tg1. “Pieni poteri – specifica - li chiedono coloro che si considerano autosufficienti e pensano che un uomo forte possa risolvere i problemi con la bacchetta magica o con l'uso della forza”. “I porti italiani – continua - devono restare aperti”. “Non è maltrattando la povera gente che si costruisce una politica per l'immigrazione”, denuncia Sassoli, ma affidando “poteri all'Europa” per “riformare il regolamento di Dublino”.

L'appello alle forze politiche italiane, quindi, è quello di “far partire la legislatura” ed inaugurare una nuova stagione segnata da scelte che salvaguardino "sviluppo sostenibile, flessibilità nel patto di stabilità, investimenti" e da una "strategia contro la povertà". La bussola da seguire è l'agenda politica adottata dalla presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen. Anche perché, avverte Sassoli, "fuori dallo spazio europeo saremmo sudditi, perché non saremmo in grado di affrontare nessuna priorità".

In questo quadro i cattolici "giocano un ruolo decisivo perché è sulla loro divisione che contano le destre neo-nazionaliste”. “Se guardate a come si è estesa l'onda nera del sovranismo con i suoi rigurgiti antisemiti e il suo razzismo più o meno travestito - ha spiegato - vedete che ha puntato ai paesi di più forte tradizione cattolica e alla divisione del loro cattolicesimo”. E fa l’elenco dei Paesi investiti dallo tsunami delle destre: “Polonia, Ungheria, Slovacchia, Croazia, Italia sono stati territori nei quali si è puntato a spaccare il cattolicesimo, per spaccare il paese e spaccare l'Europa”. “Agitando fantasmi e paure – accusa l'esponente Dem - non si è andati alla ricerca del voto cattolico (che è normale e ovvio), e neanche alla ricerca del voto conservatore (altrettanto normale): si è andati alla ricerca di frange e sette che rivendicano di essere la vera chiesa e che vengono chiamate a fischiare il Papa in una piazza italiana”.

Le posizioni estremiste, però, dice il presidente dell’Europarlamento, non sono riuscite ad avere la meglio. “Chi pensava di dividere l'Europa, in realtà si è accorto che gli europeisti hanno in alcuni casi diviso i loro fronti: pensavano alle elezioni di dividerci, invece non è andata così”, ha continuato parlando dal palco della kermesse di Comunione e Liberazione. Ora tocca "al cattolicesimo politico individuare nella democrazia e nel parlamento gli strumenti per invertire la rotta e metterci in sicurezza".

“Seguiamo con passione quanto sta avvenendo in Italia e se la crisi sarà superata positivamente avremmo riconquistato un posto di primo piano per il nostro Paese in Europa”, assicura. E sottolinea, in linea con il mantra zingarettiano, come “tutti vogliano che noi si sia responsabili di scelte di discontinuità”. “Dobbiamo difendere l'Europa ma anche cambiarne le politiche, ecco perché - esorta - dobbiamo fare in fretta”. Un percorso, quello riformatore, che, ha ricordato Sassoli, passa anche dalla nomina del prossimo commissario italiano a Bruxelles.

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