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Se questa è scuola: 2 alunni italiani su 102

I sociologi definiscono situazioni come questa con due espressioni: segregazione scolastica e native flight

Se questa è scuola: 2 alunni italiani su 102
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La scuola italiana si sveglia straniera a casa sua. Il caso è quello dell'istituto Caio Giulio Cesare di Mestre, dove la bacheca di via Cappuccina mette a nudo il fallimento di un intero sistema. Su 102 iscritti all'asilo per il prossimo anno, ben 100 provengono da famiglie non italofone, in larghissima parte originarie del Bangladesh. E alle medie la musica non cambia: su 118 alunni i cognomi italiani sono appena 10, a fronte di 108 ragazzi con background migratorio. Un eufemismo che evita di descrivere un'amara realtà: la progressiva scomparsa degli italiani dalle aule della scuola pubblica. Già nel 2017 l'istituto tentò di fissare una quota minima di italiani per classe per arginare la fuga delle famiglie. Ma quello che per anni è stato definito dall'ex-dirigente un "mosaico di culture diverse" è ormai ridotto ad un gigantesco muro monocromatico. I sociologi definiscono situazioni come questa con due espressioni: segregazione scolastica e native flight. La prima indica la concentrazione di alunni con il medesimo background migratorio in un solo istituto; la seconda descrive la fuga delle famiglie autoctone verso altre scuole quando percepiscono uno squilibrio ormai irreversibile. Due fenomeni che finiscono per alimentarsi a vicenda. Quando la comunità ospitante cessa matematicamente di esistere dentro le classi, non si integra nessuno. Si crea semplicemente un'enclave monoculturale dove l'italiano diventa lingua di minoranza e i riferimenti della nostra cultura sfumano. Il vicecapogruppo di Fdi al Senato Raffaele Speranzon dichiara: "È il segnale di un modello di integrazione che ha smesso di funzionare anche a causa dei flussi migratori, fuori controllo fino a qualche anno fa. Si creano classi ghetto che penalizzano tutti: i pochi studenti italiani e gli stessi ragazzi di origine straniera, che vedono cancellate le opportunità di una reale integrazione".

Intanto, parte delle istituzioni si limitano a ricordare che per la scuola dell'infanzia la legge non prevede la soglia del 30% di alunni stranieri. Come a dire che finché non ci sarà un'apposita circolare a vietarlo, la resa della scuola pubblica potrà tranquillamente proseguire a norma di legge.

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