Diciannove anni fa, in una villetta di Garlasco, Chiara Poggi viene uccisa. L’assassino è il suo fidanzato, Alberto Stasi. Nell’anniversario di quel terribile 13 agosto 2007 è così che l’Italia avrebbe ricordato quella povera ragazza dagli occhi azzurri, diventata figlia e sorella di tutti, perché il suo omicidio, più di altri, ha scosso il Paese, sia per la ferocia di quel massacro sia per il controverso iter giudiziario culminato, dopo due assoluzioni, con la condanna definitiva del «biondino dagli occhi di ghiaccio» nel dicembre 2015. Ma sulla bilancia della giustizia oggi pesa la nuova inchiesta della Procura di Pavia contro Andrea Sempio, al punto che la dea bendata è stata costretta a guardare all’inquietante scenario di un presunto innocente in carcere e di un «presunto colpevole» in libertà. In mezzo la famiglia Poggi, che nonostante le risultanze investigative in grado di togliere Stasi dalla scena del crimine e metterci Sempio, resta aggrappata a una sentenza che potrà essere scardinata dall’imminente processo di revisione. Perché «la verità è per sua natura indifferente agli interessi delle parti», per usare le parole del procuratore aggiunto Stefano Civardi, che insieme al procuratore capo Fabio Napoleone e alle pm Giuliana Rizza e Valentina De Stefano si avviano alla conclusione delle indagini e sono pronti a chiedere il processo per Sempio, l’amico del fratelli della vittima che, i nuovi inquirenti, considerano l’assassino di Chiara. Contro di lui la Procura ha costruito un impianto accusatorio composto da ben 21 indizi, considerati «gravi, precisi e concordanti», legati l’uno all’altro in una ricostruzione logica in cui il filo rosso del movente sono i soliloqui in auto di Sempio. L’indagato, la mattina del 13 agosto 2007, avrebbe ucciso la vittima mosso dall’odio al culmine di un rifiuto delle sue avance sessuali, alimentate dall’ossessione scaturita dalla visione di uno dei filmati intimi tra Chiara e Alberto. Già nei giorni precedenti, il 7 e l’8 agosto, Sempio aveva fatto tre telefonate a casa Poggi, che aveva giustificato come un tentativo di avere informazioni sulla partenza e sul rientro del suo amico Marco dalle vacanze. Il 14 aprile 2025, intercettato in auto mentre parla da solo, l’indagato svelerebbe per la prima volta il contenuto dell’ultima telefonata di 21 secondi. «Delle tre chiamate... lei ha detto: ‘non ci voglio parlare con te, dice Sempio imitando una voce femminile. E io gli ho detto ‘riusciamo a vederti’... e lei mi ha messo giù... e ha messo giù il telefono... ah ecco che fai la dura (o simile) (ride, ndr)... lei dice ‘non l’ho più trovato’ il video... tutto sbagliato’. E dopo qualche istante: ‘Cioè è stata bella stronza... giù il telefono... anche lui lo sa... perché ho visto... dal suo cellulare..... perché Chiara... con quel video. E io ce l’ho... dentro la penna». Un particolare, quest’ultimo, determinante, perché all’epoca dell’intercettazione nessuno sapeva che uno dei video intimi di Chiara fosse transitato su una Usb. A piazzare Sempio sulla scena del crimine, inoltre, il Dna sulle unghie della vittima, compatibile con il cromosoma Y del sospettato, e l’impronta 33, la manata sul muro delle scale della cantina, dove è stato spinto il cadavere, che per i pm contiene 15 minuzie dell’indagato. La palmare 33, un’impronta bagnata e considerata dall’assassino, si trova inoltre in perfetta corrispondenza spazio-temporale, come hanno accertato le misurazioni antropometriche rilevate dalla professoressa Cristina Cattaneo, con un’orma di scarpe a pallini del killer, mai rilevata nella vecchia inchiesta, impressa nel sangue sul gradino zero e compatibile con il piede di Sempio. Un altro elemento che potrebbe rivelarsi un pesante boomerang per l’indagato è proprio ciò che lo aveva fatto apparire del tutto estraneo il 4 ottobre 2008, giorno in cui l’amico di Marco Poggi fu risentito per un approfondimento sulle motivazioni delle tre chiamate, di cui i carabinieri gli avevano chiesto conto il 18 agosto 2007 senza però domandargli dove fosse quella. Nell’occasione, Sempio consegnò come alibi uno scontrino del parcheggio delle 10.18 che lo piazzava a Vigevano e non a Garlasco nell’ora in cui veniva uccisa la vittima, massacrata a martellate tra le 10.30 e le 12 con maggiore centratura alle 11, secondo il medico legale Marco Ballardini. Per la Procura di Pavia, però, quello scontrino non l’avrebbe preso Sempio, bensì sua madre Daniela Ferrari, che quella mattina era uscita con l’unica auto di famiglia. «Perché comunque lo scontrino l’hai fatto tu», dice Giuseppe Sempio alla moglie, intercettati in macchina il 22 ottobre 2025. Anche l’orario e la dinamica della morte sono stati riscritti nella nuova indagine: per i pm, forti della consulenza della Cattaneo, non è vero che Chiara Poggi non si è difesa, anzi ha lottato strenuamente con il suo assassino (da qui la rilevanza del Dna di Sempio sulle unghie). E non è stata ammazzata prima delle 9.45. Dunque Alberto Stasi non può aver ucciso la sua fidanzata, visto che alle 9.35 accende il computer a casa per lavorare alla sua tesi di laurea.

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