Gentile Direttore Feltri, la Germania sembra intenzionata a far valere con sempre maggiore rigidità il principio secondo cui la richiesta d’asilo debba essere gestita dal Paese europeo di primo ingresso, con conseguenze evidenti soprattutto per Stati mediterranei come l’Italia. Come dobbiamo interpretare questa posizione di Berlino? È l’ennesimo modo per scaricare sull’Italia il problema dell’immigrazione?
Ludovica Manera
Cara Ludovica, io non credo affatto che dobbiamo leggere la posizione tedesca come un atto di ostilità nei confronti dell’Italia. La interpreto piuttosto come il sintomo di qualcosa che ormai attraversa l’intera Europa: gli Stati, anche quelli che per decenni hanno magnificato la progressiva cessione di sovranità a Bruxelles, quando si trovano davanti alla realtà riscoprono improvvisamente l’esistenza delle frontiere nazionali. E sai perché? Perché una frontiera non è un’offesa all’umanità. È il perimetro entro il quale uno Stato esercita la prima delle proprie funzioni: garantire ordine e sicurezza ai cittadini. L’Europa si trova davanti a movimenti migratori di dimensioni tali che continuare a parlarne con le formule rassicuranti utilizzate negli ultimi vent’anni significa semplicemente rifiutarsi di guardare ciò che sta accadendo. Basti pensare alla recentissima crisi di Ceuta, dove in una sola settimana sono entrate circa 72mila persone, una massa enorme rispetto alle dimensioni dell’exclave spagnola. Non esiste sistema di accoglienza infinito. Non esiste un mercato del lavoro infinito. Non esistono case infinite, assistenza infinita, scuole infinite, strutture sanitarie infinite. E soprattutto non esiste una capacità infinita di integrare, in tempi brevissimi, masse crescenti di persone provenienti da contesti sociali e culturali diversissimi. Dirlo non significa essere cattivi. Significa conoscere l’aritmetica. Quando un sistema riceve più persone di quante riesca materialmente ad assorbire, inevitabilmente una parte rimane ai margini. E quando migliaia di esseri umani finiscono senza lavoro, senza casa, senza prospettive e spesso per strada, quello che inizialmente viene presentato esclusivamente come un problema umanitario diventa anche un problema sociale e di ordine pubblico. Perciò comprendo perfettamente che la Germania voglia governare gli ingressi sul proprio territorio. Esattamente come comprendo che lo facciano l’Italia, la Francia, la Spagna o qualunque altro Stato. Anzi, proprio in questi giorni Italia e Spagna sono entrate in tensione sui controlli legati alla crisi di Ceuta. Dunque sarebbe piuttosto curioso interpretare ogni provvedimento tedesco come una ripicca contro Roma: siamo davanti a un fenomeno assai più vasto.
