Sicurezza, lavoro e debito Tutti i flop del rottamatore

Dalla criminalità alle imprese che chiudono, dopo 18 mesi al governo, di Renzi restano solo promesse. L'economista Puglisi: «Troppa carne al fuoco». Siri (Lega): «E insiste coi proclami»

Settembre si avvicina inesorabile e con lui il redde rationem sulla riforma del Senato. Che allo stato a Palazzo Madama non ci siano i numeri per approvare il ddl Boschi non è infatti un mistero ed entro qualche settimana si capirà chi vincerà il braccio di ferro in corso tra Matteo Renzi e la minoranza dem e quale sarà nella partita il ruolo di una Forza Italia che continua a dirsi contraria.

La narrazione renziana racconta di un premier deciso ad arrivare alla conta, pronto a sfidare tutto e tutti. «Andremo avanti con o senza la minoranza Pd, con o senza Forza Italia», è il leitmotiv veicolato da Palazzo Chigi. La Matteo's version , però, pare impattare con una serie di segnali. Che siano in corso abboccamenti e trattative sotterranee è infatti piuttosto evidente, come appare chiaro che gli interlocutori di Palazzo Chigi siano non solo a sinistra (la minoranza dem) ma anche a destra (Forza Italia). D'altra parte, è stato Roberto Calderoli a dire a Repubblica che secondo Renzi «l'accordo si può fare». Magari il vicepresidente del Senato si è un po' fatto prendere la mano, ma certo è difficile credere che l'unico ostacolo sia «superare la rigidità della Boschi».

Se i segnali di fumo tra Renzi e Forza Italia sono più difficili da intercettare - ma sembra che il premier e Silvio Berlusconi si siano sentiti in queste settimane - ci sono pochi dubbi sulle trattative in corso tra l' entourage di Renzi e la fronda dem. In particolare, l'impressione è che il premier stia cercando di porre le condizioni per stemperare il clima e sminare il più possibile il terreno, convinto com'è che per la sua minoranza non ci sia un problema di merito della riforma ma politico. L'obiettivo, dunque, è non dare pretesti alla fronda. Di qui la disponibilità di questi giorni a «migliorare la riforma in molti punti» (non l'elettività dei senatori che farebbe tornare il ddl alla Camera).

E, forse, anche l'invito a Pier Luigi Bersani a chiudere il 20 settembre la festa dell'Unità di Bologna fa parte di questa strategia. Una mano tesa dopo che lo scorso aprile - proprio a Bologna e proprio Bersani - era stato fatto fuori dai festeggiamenti per i 70 anni della festa dell'Unità. Il segno che la fatidica conta al Senato probabilmente fa paura anche a Renzi.

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