Bottiglie di vetro, sassi, petardi oggetti, fumogeni e idranti la fanno da padrona. Ieri Bologna si è trasformata in un campo di battaglia. Da una parte gli antagonisti, che hanno attaccato il cordone delle forze dell’ordine. Dall’altra, i poliziotti che hanno risposto con i lacrimogeni. Il tutto in pieno centro a Bologna, appena dietro piazza Maggiore.
Matteo Lepore, il sindaco del capoluogo emiliano, ha convocato la piazza per chiedere «verità» e «giustizia» per Abderrahim Fakir. I poliziotti erano rimasti lontani dall’«abbraccio della città». Ma centri sociali e compagni vari non hanno perso l’occasione per mettere a ferro e fuoco Bologna. La sinistra, come sempre, fa la caccia al poliziotto. Per Matteo Salvini, che è subito intervenuto, è la sinistra «anti-italiana» che alimenta «l’odio verso le divise». Da registrare anche l’intervento del Coisp, il sindacato di Polizia. «Quello che sta accadendo a Bologna in queste ore è la diretta e prevedibile conseguenza dell'irresponsabilità politica di chi alimenta il sospetto contro le forze dell’ordine». L’accusa è diretta al dem Lepore, che ha convocato una manifestazione «pacifica» trasformatasi in poco tempo in qualcosa di diverso.
Poi c’è la politica. Non hanno atteso nemmeno l’esito dell’autopsia né di conoscere la causa della morte di Abderrahim Fakir o l’intera dinamica di quanto accaduto a Bologna che subito la sinistra ha strumentalizzato la vicenda mettendo sul banco degli imputati la polizia. Già domenica sera l’europarlamentare di Avs Ilaria Salis ha condiviso il video con l’arresto del 43enne marocchino scrivendo: «La loro sicurezza è questo schifo qui. Che orrore, che rabbia!
Rip Abderrahim Fakir» per poi aggiungere «questo disprezzo per la vita - particolarmente accentuato nei quartieri popolari nei confronti delle persone povere o razzializzate - deve finire!». La collega di partito Ilaria Cucchi ha definito il fatto «estremamente grave» paragonandolo ai casi Magherini e Aldrovandi e annunciando un'interrogazione parlamentare al ministero dell'Interno per chiedere spiegazioni. In piena deriva verbale c’è anche chi evocato il caso di George Floyd negli Usa o l’Ice. «Se la destra vuole importare il modello Ice deve sapere che questo è il Paese sbagliato, abbiamo gli anticorpi democratici» arriva a dire Francesco Boccia. La piazza di Lepore era stata annunciata con una solerzia che il sindaco non ha mai avuto nel contrastare la criminalità e l’insicurezza dilaganti nella sua città. Sono scesi in piazza circa 5mila persone tra cui il primo cittadino e il presidente della regione Michele De Pascale, presente anche la sorella di Abderrahim Fakir che ha accusato un malore. Al presidio anche Yassine Lafram, presidente della Comunità islamica di Bologna e dell’Ucoii. Contestato. Dalle prime file si sono levati i cori: «Lo hanno ammazzato», «assassini, assassini». Durante la manifestazione è comparso uno striscione con scritto «Giustizia per Fakir. Aboliamo la violenza di stato e padroni!». Il clima di scontro, insomma, si era già palesato.
Prima di attaccare i poliziotti, gli antagonisti si erano limitati ai cori: «Tout le monde deteste la police» e «Giustizia, giustizia». Anche a Roma si è svolto un presidio organizzato da Mediterranea Saving Humans a cui hanno aderito, tra gli altri, Rete studenti e Unione Universitari.
Vari manifestanti sono arrivati davanti al Viminale gridando contro la polizia per poi spostarsi in un’area vicina ed esponendo il cartello «Basta omicidi di Stato».
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