"Riprogettare i porti e le loro norme per porre l'Italia al centro del Mediterraneo". Questa è l'indicazione emersa ieri dall'Assemblea pubblica di Federagenti, svoltasi a Civitavecchia nella sede dell'Autorità di sistema portuale. Per la federazione, che riunisce 450 agenzie marittime e oltre 5mila occupati diretti, l'instabilità dello scenario internazionale può offrire al Mediterraneo centralità negli scambi marittimi, ma i porti italiani devono "darsi una svegliata" e programmare lo sviluppo in funzione del mercato.
Il presidente Paolo Pessina ha posto l'accento sul mercato dei noli container, rimarcando la necessità di puntare su politiche e scelte portuali coerenti con la domanda. "È necessario puntare sull'eccellenza, perché è l'eccellenza che richiede il mercato", ha aggiunto Pessina, indicando come ostacolo la frammentazione e la concorrenza "provincialista e campanilistica". Al centro del confronto anche il progetto di riforma portuale, che secondo il viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Edoardo Rixi, collegato dalla Turchia, "dovrà accelerare".
Un passaggio centrale è arrivato dal messaggio della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Il premier ha assicurato che il governo "intende rafforzare ulteriormente" il sistema portuale attraverso una riforma della governance capace di "superare le frammentazioni, sviluppare una pianificazione nazionale, aumentare l'attrattività dei nostri porti". La leader dell'esecutivo ha confermato l'impegno in Europa per rivedere l'Ets marittimo, "un meccanismo che rischia di penalizzare i nostri porti a vantaggio di quelli del Nord Africa, peraltro senza ottenere benefici in termini di riduzione delle emissioni inquinanti nel Mediterraneo".
Una delle sfide principali resta la capacità di attrarre capitali e investimenti privati.
In questa prospettiva, Federagenti ha rilanciato l'ipotesi di una holding privata per la gestione strategica dell'intero sistema portuale, ritenuta un passaggio decisivo per sostenere la crescita e lo sviluppo economico del Paese.