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Ucciso in stazione, il fermato: "Ero lì ma non l'ho colpito"

Dopo l'interrogatorio, ieri pomeriggio, il gip ha convalidato il fermo e disposto la custodia cautelare in carcere per il peruviano

Ucciso in stazione, il fermato: "Ero lì ma non l'ho colpito"
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"Sì, sono un Latin King. Quella sera ero lì, ma non ho ucciso io Gianluca": davanti al gip di Milano, Sara Cipolla, ha parlato Jefferson Smit Echevarra Verano, (in foto, esclusiva del Tg1), 19enne accusato insieme ad altri giovani di avere accoltellato a morte il 22enne Gianluca Ibarra Silvera la sera del 26 maggio alla stazione di Milano Certosa. Dopo l'interrogatorio, ieri pomeriggio, il gip ha convalidato il fermo e disposto la custodia cautelare in carcere per il peruviano, difeso dall'avvocato Stefano Afrune.

Verano è una dei due destinatari - l'altro è scappato - del decreto di fermo della Procura di Milano. Il pm Elio Ramondini aveva chiesto per lui il carcere. Risponde di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dal numero degli aggressori, in tutto 17. Ibarra è stato ucciso con circa trenta coltellate. L'inchiesta è affidata alla Squadra mobile. Secondo la versione del 19enne fermato, la vittima avrebbe fatto parte di un gruppo "di tre, quattro", che "poco dopo le 21" si è scontrato "per la seconda volta con il gruppo dei Latin King", di cui il 19enne fa parte. "Non so se Ibarra faceva parte degli MS-13 - ha detto il ragazzo - ma era nel secondo gruppo della sera". Verso le 17, sempre secondo il racconto, i Latin King si erano già scontrati con un gruppo della gang rivale "per una serie di pestaggi dei giorni precedenti". Così Smit Echevarra: "Sono stati loro quella sera a spaccare le bottiglie e a venirci contro". Ancora: "Io avevo solo una pietra in mano". Il 19enne ha parlato di "regolamenti di conti", che c'erano già stati. Gli MS-13? "Stanno stabilmente in zona Certosa". La famiglia della vittima ha ribadito che il 22enne, senza precedenti, era solo un lavoratore. La difesa farà istanza di domiciliari. Verano ha ripetuto di non avere "contributo all'azione dell'omicidio", perché arrivato in un secondo momento e con in mano solo un sasso. A suo carico ci sono però alcune testimonianze, tra cui quella del fratello della vittima.

Il gip non ha creduto alle versione del fermato, secondo cui la vittima era "vicina" all'MS-13, e ha confermato quella dello "scambio, sull'errore di persona e sul fatto che la vittima fosse totalmente estranea alle" pandillas. Per il giudice, il gruppo ha agito con "lucida e fredda determinazione" e con un "significativo gesto di disprezzo" si sono "disfatti del suo corpo". Verano ha anche indicato chi avrebbe inferto le coltellate.

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