Il settore Energy & Utility potrebbe diventare il motore della crescita economica italiana dei prossimi decenni. Lo rileva il Position Paper Investire per competere. Il contributo delle Utility a sviluppo e occupazione del Paese, realizzato da Teha Group con A2A: le imprese del comparto possono mobilitare 315 miliardi di euro di investimenti privati entro il 2035, fino a 825 miliardi entro il 2050. Circa 33 miliardi l’anno, senza pesare sul debito pubblico.
Il dato arriva mentre l’Italia termina l’esperienza del Pnrr e deve trovare nuove leve per sostenere gli investimenti infrastrutturali. «Il settore Energy & Utility è il punto in cui l’attuazione della transizione ecologica incontra la politica industriale: qui gli obiettivi europei possono diventare investimenti concreti capaci di generare crescita duratura» ha spiegato il Presidente di A2A Roberto Tasca durante la presentazione dello studio nel corso della prima giornata della 52esima edizione del Forum di Cernobbio organizzato da The European House - Ambrosetti. «I dati di questo Position Paper lo confermano: le risorse nel comparto potranno favorire la riduzione delle emissioni di C02 del 36% al 2050 e ogni euro investito potrà generare un impatto economico pari a 4,1 volte il valore iniziale» ha spiegato.
Le risorse si concentrerebbero su nove ambiti: generazione elettrica, flessibilità di rete, infrastrutture elettriche, gas, data center, teleriscaldamento, ciclo idrico integrato, trattamento rifiuti e biometano. Ogni euro investito genererebbe ricadute complessive superiori a 3 mila miliardi di euro, oltre quattro volte l’investimento iniziale, con un contributo del 10% alla crescita media annua del PIL e fino a 300 mila nuovi posti di lavoro.
«La sfida non è solo quanto investire, ma come trasformare questa capacità in sviluppo industriale, competitività e sicurezza per il Paese» spiega l’Amministratore Delegato di A2A, Renato Mazzoncini. Parliamo di 825 miliardi di euro entro il 2050, circa 33 miliardi l’anno, pari al 9% della media degli investimenti nazionali dell’ultimo decennio.
Secondo le stime di Teha e A2A, le risorse attivate nel settore hanno un ruolo fondamentale nella crescita del Paese. Si stima infatti che il valore aggiunto sarebbe tale da incrementare circa del 10% il tasso medio annuo di crescita reale del Pil nazionale nel periodo 2026-2025, con nuovi 300 mila posti di lavoro.
Ma sarebbe un vantaggio anche sul fronte del risparmio energetico. «La progressiva elettrificazione dei consumi potrebbe consentire ad una famiglia italiana media di ridurre la propria spesa energetica al 2050 del 20% rispetto a quella attuale» ha aggiunto Lorenzo Tavazzi, Senior Partner e Board Member di TEHA.
Il sistema industriale beneficerebbe della diminuzione del costo dell’energia elettrica prodotto dal potenziamento delle rinnovabili: si stimano 80 miliardi di euro di risparmi cumulati al 2050 che se reinvestiti potrebbero generare fino a 260 miliardi di valore.
