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Politica

Voci di dimissioni del presidente siciliano Schifani dopo l’inchiesta su Armao

Il governatore a tarda serata si è riunito a Palazzo d’Orléans, sede del governo, con il suo staff e alcuni parlamentari regionali, mentre tra Palermo e Roma corre l’ipotesi che possa lasciare la presidenza

Il gran rifiuto di Schifani: niente firma per il Cav

Voci di dimissioni del presidente della Regione siciliana, Renato Schifani scuotono Forza Italia nell’isola. Il governatore a tarda serata si è riunito a Palazzo d’Orléans, sede del governo, con il suo staff e alcuni parlamentari regionali, mentre tra Palermo e Roma corre l’ipotesi che possa lasciare la presidenza. «Mi dimetto», è la frase che Schifani, su tutte le furie, avrebbe pronunciato in serata. Nessuna decisione è stata ancora formalizzata, ma stavolta la tensione dentro il partito è arrivata al punto più alto. Le prime voci erano circolate lunedì, dopo la riunione del commissario siciliano di Forza Italia Nino Minardo con i segretari provinciali. Schifani le aveva smentite e rivendicava la volontà di arrivare alla fine della legislatura e ricandidarsi. Poi qualcosa è cambiato. Minardo ha ribadito che la richiesta di rinnovamento non è una sua iniziativa personale, ma arriva dal partito: serve «un cambiamento netto» e una «proposta politica completamente nuova».

Parole che a Palazzo d’Orléans sono state lette come una messa in discussione dello stesso governatore. Schifani ha risposto con poche righe che hanno aperto ufficialmente la crisi: «Prendo atto delle dichiarazioni dell’onorevole Minardo. In queste ore sto valutando, con senso di responsabilità, le decisioni da assumere, che comunicherò a breve».

Dietro lo scontro c’è soprattutto una domanda che fino a qualche giorno fa sembrava non esistere: chi sarà il candidato del centrodestra alla presidenza della Regione nel 2027? Schifani considerava il bis un approdo naturale. Adesso proprio Forza Italia apre la discussione.

A fare precipitare la situazione è arrivata l’inchiesta della procura di Palermo sul consulente di Schifani, l’avvocato Gaetano Armao, per il quale i pm hanno chiesto l’arresto con l’accusa di corruzione. Armao, che contesta le accuse, fino ad agosto ha presieduto la Commissione tecnica specialistica che si occupa delle autorizzazioni ambientali ed era consigliere giuridico di Schifani, incarico dal quale si è dimesso dopo avere appreso dell’indagine. Il consulente del governatore non è un personaggio marginale nella storia recente del centrodestra siciliano. Assessore all’Economia e vicepresidente della Regione nel governo Musumeci, nel 2017 era stato indicato dal centro destra inizialmente come possibile candidato alla presidenza della Regione. È l’ultimo caso giudiziario che lambisce il sistema politico regionale e ai vertici di Forza Italia è cresciuta la preoccupazione. Minardo ha scelto una linea garantista sulle responsabilità penali, ma ha separato queste ultime dalla questione politica: «La politica non può far finta di nulla». E ha chiesto «nuove idee e nuovi protagonisti».

È su queste parole che si è consumato lo strappo. Schifani ha avuto un colloquio con il leader nazionale Antonio Tajani e poi ha riunito i suoi a Palazzo d’Orléans.

Adesso la partita si gioca su due piani. Il primo riguarda il futuro immediato del governo regionale e l’ipotesi delle dimissioni. Il secondo è tutto dentro Forza Italia e porta direttamente alle Regionali del 2027.

Schifani dava per scontata la sua ricandidatura. Questa sera non lo è più. E per la prima volta è lo stesso presidente della Regione a lasciare aperta la porta alla decisione più drastica.

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