Gian Maria De Francesco
da Roma
«Aspetti che vinca le elezioni prima di suicidarsi...». Il Professore tenta la battuta per ravvivare la platea fredda e pressoché ostile costituita dagli imprenditori edili dellAnce. Ma la boutade di Romano Prodi, lanciata per guadagnarsi un po di simpatia e dissipare i timori legati al proposito di reintrodurre la tassa di successione, ha fatto calare ancor di più il gelo nella sede dellassociazione dei costruttori.
Ieri per il tour elettorale del candidato premier dellUnione non era sicuramente la tappa più semplice. Ma sotto il fuoco di fila delle due ore di domande dei costruttori il Professore non ha retto e si è piantato come un velocista alla prima salita. Tassa di successione, Ici e aggiornamento degli estimi catastali. Non gli è stato risparmiato praticamente nulla delle 281 pagine del programma dellUnione. E la minaccia del ripristino della tassa sulle donazioni ha fatto sbottare un imprenditore. «Io ho unimpresa che vale due miliardi - ha detto - che devo fare il 10 aprile se vince lei, mi devo suicidare?». Prodi ha cercato di abbassare i toni, bofonchiando: «Vi ricordo che la legge che portava al 4% la tassa di successione lho fatta io, non il governo successivo e una tassa di questo tipo ci sarà soltanto per i grandissimi patrimoni, come del resto cè in tutti i Paesi, compresi gli Stati Uniti. Aspetti che vinca le elezioni prima di suicidarsi...». Poi qualche attimo di silenzio e ancora mugugni degli astanti che parlottavano tra loro insoddisfatti dellennesimo rinvio sulla specificazione della soglia di reddito per la quale si dovrà pagare limposta.
«Non abbiamo i conti in mano e non possiamo dire niente», si è schermito più volte il Professore, ancora allinseguimento della trimestrale di cassa come Astolfo del senno di Orlando. Non è andata meglio per chi gli ha chiesto delucidazioni sullaggiornamento degli estimi catastali. «Laliquota - ha detto - si abbasserà di molto perché se si rimettono a posto gli estimi catastali, a gettito invariato, laliquota si abbassa». Cifre? Nessuna, ma agli imprenditori, sempre più perplessi e mugugnanti, Prodi ha voluto, a suo modo, chiarire il concetto. «Questa è unopera di civiltà oltre che di giustizia. Spargere il peso fiscale in modo più equo giova anche a chi vuole fare edilizia», ha ribadito.
La platea non ha mollato. «Come facciamo a fidarci di Bertinotti?», domanda un imprenditore. «Anche Bertinotti - ha aggiunto - ha detto che vale il programma. Quando dico che ripristineremo la tassa di successione solo sui grandi patrimoni, voglio dire grandi patrimoni, ed è una parola seria». «Venerdì vado dal notaio», annuncia un altro costruttore. «Risparmi la parcella», ha replicato Prodi.
Il tema della lotta allevasione fiscale non gli ha però risparmiato altre critiche. «Non è da lì che vengono i soldi!», ha sottolineato un partecipante. «Nessuno pretende la perfezione - ha precisato il Professore - ma io voglio che lItalia sia un Paese civile». La platea ha rumoreggiato. E i progetti per il comparto edilizia non gli hanno guadagnato favori. Non ha riscosso molto gradimento la proposta di detrarre parzialmente i canoni di affitto per «ridurre il nero». Né ha destato entusiasmo lidea di creare distretti dellinnovazione per il comparto edile. Elevando a esempio la Spagna il leader dellUnione ha vagheggiato un futuro radioso. «Vorrei che lItalia partecipasse alloligopolio europeo delledilizia», ha affermato lex presidente della Commissione Ue.
Molti interventi hanno riguardato la necessità di portare avanti il processo di semplificazione del settore, spesso alle prese con autorizzazioni che vanno e vengono a seconda dei colori delle giunte comunali e/o regionali. Prodi si è mantenuto sul generico con un «bisogna intervenire». Lultimo minispot lo ha riservato al suo ex numero due Walter Veltroni assicurando che domani firmerà una lettera di intenzioni con la quale si impegnerà, in caso di vittoria, per la legge su «Roma capitale».
Ma, a conti fatti, non è stato un successo. Come a Vicenza. «Abbiamo tenuto le risorse dentro le nostre imprese per patrimonializzarle - dice al Giornale il presidente Ance, Claudio De Albertis - e ora le vogliono colpire. La legge Biagi è una buona legge e le posizioni vicine alla Cgil ci preoccupano. Ci vogliono risorse per le grandi opere e una fiscalità premiante». Prodi, quindi, non ha convinto.