Gentile Direttore Feltri, al Meeting di Rimini Papa Leone XIV ha affermato: «Prima di confini, definizioni e istituzioni ci sono sempre le persone ». Parole certamente cristiane, ma davanti alle conseguenze dell’immigrazione incontrollata possiamo ancora limitarci a invocare l’accoglienza?
Francesco Guarneri
Caro Francesco, il Papa fa il Papa e non posso certo rimproverargli di ricordarci il valore della persona, la fraternità e il dovere cristiano di non voltarsi dall’altra parte davanti a chi soffre. Sarebbe piuttosto curioso se il Pontefice salisse sul palco del Meeting per raccomandarci di diventare più egoisti.
Il problema nasce quando un principio morale sacrosanto viene trasformato in una politica senza misura né discernimento. Accogliere è una virtù. Accogliere chiunque, comunque e senza neppure domandarsi chi stiamo accogliendo non è una virtù: è irresponsabilità.
Perché sotto la parola “migrante” abbiamo finito per mettere tutto: il perseguitato politico, chi fugge davvero da una guerra, chi possiede i requisiti per ottenere protezione, il migrante economico, il clandestino e persino chi arriva senza avere alcun titolo per restare. Sono situazioni differenti e uno Stato serio ha precisamente il compito di distinguerle. Il verbo cristiano, del resto, non può essere soltanto accogliere. Deve essere anche discernere. Se una persona rischia la vita e ha diritto alla nostra protezione, la si protegga. Se non ha diritto di rimanere, deve tornare nel proprio Paese. Altrimenti il diritto d’asilo cessa di essere un istituto destinato a tutelare chi ne ha realmente bisogno e diventa semplicemente una formula attraverso la quale chiunque riesce ad arrivare ottiene il diritto di restare.
E questo non è sostenibile. Le persone vengono prima, certamente. Ma persone sono anche gli italiani che chiedono sicurezza, servizi pubblici funzionanti e uno Stato capace di governare ciò che accade sul proprio territorio. L’umanità non consiste nell’aprire una porta e disinteressarsi delle conseguenze.
E poi diciamoci una cosa che nella retorica sull’accoglienza sembra quasi proibita: non possiamo accogliere tutta l’Africa. Non perché siamo cattivi, ma perché èmaterialmente impossibile.
Il Papa indica un principio morale. La politica ha il compito assai meno poetico di confrontarlo con la realtà. E la realtà ci dice che persino l’accoglienza, per rimanere veramente umana, deve essere accompagnata dalla ragione.
Senza discernimento non è solidarietà. È suicidio.
