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La stanza di Feltri

Soccorrere non significa abolire le regole

Il Viminale contesta alla Sea-Watch 5, nave battente bandiera tedesca, il mancato rispetto degli obblighi di legge durante un soccorso

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Gentile direttore Feltri, il Viminale ha disposto 45 giorni di fermo e 7.500 euro di multa per la Sea-Watch 5, accusata di non avere rispettato gli obblighi previsti nelle operazioni in mare. La sinistra protesta. Ma se esistono delle regole, perché scandalizzarsi quando vengono fatte rispettare?

Carlo Neri

Caro Carlo, è precisamente questo il punto. Qui non si sta discutendo se sia giusto soccorrere chi rischia di annegare, cosa che nessuna persona dotata di senno potrebbe contestare. Si discute di chi abbia il diritto di stabilire come debbano svolgersi le operazioni nel Mediterraneo e se una organizzazione privata possa decidere autonomamente quali autorità riconoscere, quali disposizioni seguire e quali ignorare.

Il Viminale contesta alla Sea-Watch 5, nave battente bandiera tedesca, il mancato rispetto degli obblighi di legge durante un soccorso. La Ong replica di non riconoscere come interlocutore affidabile il centro di coordinamento libico e annuncia ricorso. Benissimo: esistono i tribunali proprio per stabilire chi abbia ragione. Ciò che trovo singolare è che, non appena lo Stato italiano applica una norma, una parte della sinistra reagisca come se l’esercizio stesso dell’autorità fosse una vergogna. È un riflesso diventato quasi automatico. Se il governo cerca di controllare l’immigrazione è disumano; se la polizia interviene è repressiva; se una nave straniera viene sanzionata è un sopruso. Pur di colpire la maggioranza, si finisce per considerare sospetto lo Stato e meritevole di solidarietà chiunque gli si contrapponga.

E un limite deve pur esistere. Non si può trasformare ogni contrasto politico in una gara a delegittimare le istituzioni italiane e ogni violazione contestata in un gesto eroico soltanto perché compiuto in nome di una causa ritenuta moralmente superiore. Le leggi non valgono soltanto quando piacciono.

C’è poi un paradosso che mi diverte poco. La Sea-Watch 5 batte bandiera tedesca, ma quando trasporta persone soccorse nel Mediterraneo il problema diventa immancabilmente italiano. La solidarietà europea pare avere una geografia curiosa: larghissima quando deve essere predicata a Roma, assai più stretta quando bisogna assumersene concretamente il peso.

Soccorriamo chi è in pericolo, certamente. Ma soccorrere non significa abolire regole, competenze e responsabilità. Uno Stato che pretende il rispetto delle proprie leggi non è disumano: sta semplicemente facendo lo Stato. E non vi è alcuna crudeltà in questo. Ed è inquietante che, per una certa sinistra, proprio ciò sia diventato intollerabile.

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