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Aziende

Leonardo Maria Del Vecchio lascia tutti gli incarichi in EssilorLuxottica: “Gestione distante e impersonale”

Il figlio del fondatore si dimette dalla presidenza di Ray-Ban e dal ruolo di chief strategy officer. Nella lettera a Francesco Milleri parla di una gestione lontana dalle persone “che devono tornare al centro” del gruppo

Fondazione Lmdv per la formazione

Leonardo Maria Del Vecchio lascia tutti gli incarichi ricoperti in EssilorLuxottica per dedicarsi a nuovi progetti imprenditoriali. L’addio riguarda, in particolare, la presidenza di Ray-Ban e il ruolo di chief strategy officer del colosso italo-francese. La decisione è stata confermata da un portavoce del gruppo dopo l’anticipazione di Milano Finanza. Le dimissioni saranno operative dal 31 agosto.

“Ringraziamo Leonardo Maria per aver contribuito alla crescita del gruppo e alla realizzazione della visione strategica voluta dal padre. Gli auguriamo uguale successo nella sua nuova avventura”, ha dichiarato il portavoce di EssilorLuxottica.

La lettera a Francesco Milleri

Leonardo Maria Del Vecchio ha comunicato le proprie dimissioni con una lettera indirizzata al presidente e amministratore delegato del gruppo, Francesco Milleri, e al consiglio di amministrazione.

Secondo quanto riportato da Milano Finanza, nella lettera il figlio del fondatore di Luxottica parla di una gestione aziendale “distante” e “impersonale”. Nel testo sottolinea inoltre che le persone “devono tornare al centro” del gruppo, richiamando il modello della “Luxottica vent’anni fa”.

L’entusiasmo non è quello di prima. Il senso di appartenenza non è quello di prima. La distanza si sente” scrive Del Vecchio, sottolineando che “le persone lo sanno prima dei mercati. Sempre”.

Parole che suonano come una rottura con Francesco Milleri, il manager scelto da Leonardo Del Vecchio per guidare il gruppo dopo la sua morte. “Io continuo a parlare con le persone dell’azienda. Lo facevo da store manager e non ho mai smesso di farlo”, riporta la lettera citata da MF-Milano Finanza, rivendicando che “non lascio dopo una sconfitta. Lascio dopo aver fatto il mio lavoro”.

“Il mandato triennale che mi era stato affidato in Ray-Ban arriva quest’anno alla sua conclusione con gli obiettivi superati. Lascio - continua Del Vecchio jr - un brand più forte, progetti che continueranno e, soprattutto, una squadra che non ha bisogno di me per sapere cosa deve fare. Per me questo conta più di qualsiasi titolo”.

“Ho avuto un privilegi enormi nella vita e - osserva - non ho avuto mai difficoltà ad ammetterlo. Ma un privilegio, se hai una coscienza, porta con sé un debito di responsabilità. Il mio cognome non l’ho scelto, quello che faccio con quel cognome invece sì”.

Ricordando la lezione del fondatore del colosso dell’occhialeria l’imprenditore spiega: “Mio padre ha costruito Luxottica chiedendo moltissimo alle persone. Ma sapeva una cosa che oggi rischiamo di dimenticare: se chiedi alle persone lealtà, sacrificio e senso di appartenenza, devi essere disposto a restituirli. Non puoi essere una squadra soltanto quando presenti i risultati. Non puoi celebrare i tuoi manager quando vincono e scoprire improvvisamente la distanza istituzionale quando attraversano un momento difficile. Non puoi mettere le persone al centro delle presentazioni e ai margini quando diventano scomode. Questa non è la Luxottica nella quale sono cresciuto. E non è - sottolinea - la Luxottica che ricordo accanto a mio padre”.

Il padre - ricorda - “poteva essere durissimo. Chi lo ha conosciuto lo sa. Ma aveva un rapporto quasi fisico con la sua azienda e con le sue persone. Sapeva cosa accadeva nelle fabbriche, nei negozi, negli uffici. Capiva quando qualcuno aveva dato tutto. Capiva quando una persona aveva bisogno di essere corretta e quando aveva bisogno di sentire l’azienda dietro di sé. Non era sentimentalismo. Era leadership. Perché un’azienda non è una somma di funzioni. È un patto. E negli ultimi anni ho sentito quel patto indebolirsi”.

Del Vecchio jr spiega che per EssilorLuxottica “diventare una multinazionale non significa diventare impersonali. E la professionalizzazione non può essere il nome elegante che diamo alla perdita di appartenenza”.

“Non voglio diventare il figlio del fondatore utilizzato per rappresentare una continuità nella quale, su alcuni principi fondamentali, io stesso non mi riconosco più. Le persone - rivendica - devono tornare al centro. Non negli slogan. Nei comportamenti. Perché mio padre non ha costruito soltanto una delle più grandi aziende italiane. Ha costruito un luogo nel quale centinaia di migliaia di persone hanno creduto di poter costruire qualcosa insieme a lui. Perdere quello sarebbe molto più grave che mancare un budget”.

Seguirà il gruppo come azionista

Del Vecchio jr comunque ribadisce la volontà di continuare a seguire il gruppo in qualità di azionista: “Continuerò a esercitare fino in fondo la mia responsabilità di azionista attraverso Delfin. Continuerò a difendere l’indipendenza dell’azienda, la sua capacità di crescere e la necessità che abbia una proprietà stabile e una visione lunga”.

I numeri

Lmdv è anche azionista al 12,5% nella holding di controllo Delfin, che insieme a circa il 32,4% di Essilux, detiene oltre il 17% di Banca Monte dei Paschi di Siena, circa il 10% di Generali, il 2,7% di UniCredit e il controllo di fatto del gruppo immobiliare internazionale Covivio.

Nessun accordo tra gli eredi

Gli otto eredi Leonardo Del Vecchio non hanno mai trovato un accordo sull’esecuzione del testamento del fondatore, morto oltre quattro anni fa.

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