Quei figli di una Francia matrigna

Maurizio Serra esamina le vite parallele di Aragon, Drieu La Rochelle e Malraux

Nel 1924 Louis Aragon scrive Le libertinage e lo dedica a Pierre Drieu La Rochelle. Nel ’45 Drieu si uccide e le sue ultime volontà sono la nomina di André Malraux a suo esecutore testamentario. Aragon il surrealista stalinista, Drieu il fascista, Malraux il rivoluzionario finito gaullista: un filo non sottile ma tante volte ritorto lega questi eccezionali protagonisti della storia politica e culturale del ’900 in Francia, anzi in Europa. La ricerca dei collegamenti e l’identificazione dei nodi è il frutto di un libro di Maurizio Serra, diplomatico di carriera che oggi dirige l’Istituto diplomatico del ministero degli Esteri. L’idea l’ha maturata per decenni, con l’incoraggiamento e l’interesse di Renzo De Felice. Si concretizza ora, in un titolo semplice quanto complessa è la materia: Fratelli separati (Settecolori, pagg. 326, euro 18).
Aragon il comunista, Drieu il fascista, Malraux l’avventuriero. Tutti e tre hanno scritto molto e, in genere, buone cose, alcune eccellenti. Alcune ridondanti come le liriche dedicate da Aragon con ripetitività petrarchesca a Elsa Triolet, o incredibili, come le odi e i sonetti intestati a Stalin e al Partito comunista. E le prose, 22 volumi di romanzi e racconti. Sul cui ruolo Serra racconta una trama, probabile più ancora che possibile, di un gioco di marionette in cui lei, l’affascinante russa dagli occhi di ghiaccio, tira i fili di lui e Stalin, da dentro il Cremlino, quelli di lei.
Drieu il fascista. O meglio l’uomo disperato, sempre controcorrente. Cominciò nel 1918, esprimendosi sconsolato sulla vittoria nella Prima guerra mondiale che «non muta i termini della decadenza nazionale», così come «la riconquista dell’Alsazia-Lorena non cambia il passato della Francia nel mondo». Drieu aveva capito che le cecità di un trattato di pace punitivo voluto proprio dalla Francia scatenavano gli egoismi e i rancori di vincitori e vinti e preparavano il nuovo conflitto. Il suo scoramento trova una sfogo nel 1934: poco dopo la conversione di Aragon dal surrealismo al comunismo, Drieu diventò fascista. Lui lo chiamava «socialisme fasciste». Poi arriva la guerra, l’apocalisse che Drieu attendeva e da cui egli giunge per un momento a vedere il liberatore in Hitler, sognato come reincarnazione di Cesare e di Napoleone. Drieu diventa direttore della Nrf, la Nouvelle revue française, cui collaborano scrittori di tutte le tendenze, compresi molti di sinistra. Una convivenza che Drieu descrive allusivamente nel romanzo Chains de paille (1943): collaborazionisti, gollisti, comunisti, ebrei, profughi russi, isolati in una casa di campagna e costretti a convivere fuori dal mondo: fino a che una bomba aerea Usa spazza via tutti. L’ultimo articolo di Drieu sulla Nrf è del ’44, una lettera a un amico gaullista, l’abbozzo del dialogo a distanza con Malraux.
Questi comanda una brigata partigiana. Drieu gli propone di arruolarsi. Accetta, purché sotto falso nome. Non se ne fa nulla, ma a Drieu basta: è una prova d’amicizia. Malraux stava vincendo la guerra, ma evidentemente non era soddisfatto. Dei tre fratelli separati era forse il più egocentrico. «Il mondo - scrisse più tardi - comincia ad assomigliare ai miei romanzi». Come La condition humaine e L’Espoir, il suo libro più militante, sulla guerra di Spagna.

Ma nelle vicissitudini del secondo conflitto mondiale Malraux si convince che non potrà essere un condottiero, che «c’è bisogno di spalle più robuste» e approda a De Gaulle. E De Gaulle, spiega Serra, «ha bisogno di un consigliere aulico, autorevole quanto innocuo, che lo aiuti a dar vesti alla Francia Eterna in cui misticamente crede».

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