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Le scuse di Roggero al presidente Mattarella: "Ho sbagliato"

Il gioielliere in carcere: "L’appello al capo dello Stato? Sono dispiaciuto". Poi il pentimento per le frasi sui parenti dei ladri

Esclusivo Le scuse di Roggero al presidente Mattarella: "Ho sbagliato"
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«Mi dispiace per il presidente». È un Mario Roggero pentito quello che, il giorno dopo, rilegge le sue frasi pronunciate verso il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il gioielliere di Grinzane Cavour aveva chiesto al capo dello Stato di mettersi «una mano sulla coscienza».

Al telefono con il professor Sergio Novani, analista processuale che coordina il collegio difensivo, Roggero corregge il tiro: «Mi rendo conto di aver rivolto un appello troppo freddo al presidente della Repubblica, mi dispiace». È il contenuto, esclusivo, della prima telefonata fatta dal carcere di Bollate. Poche parole che descrivono lo stato d’animo di un uomo che ha passato la prima notte nell’istituto penitenziario alle porte di Milano Il pensiero è rivolto sempre alla moglie Mariangela, che ha presentato la domanda di grazia. Poi, certo, le figlie e i nipoti, le altre preoccupazioni del detenuto. Il gioielliere viene descritto come «ragionevolmente sereno».

«I nipotini potranno venirmi a trovare?». A Bollate c’è una piazzola, uno spazio che allontana i più piccoli dall’idea di carcere: è lì che Roggero potrà incontrare i figli delle sue figlie. «Avrebbe voluto gridare al mondo - dice Novani di essere solo un uomo che ha lavorato onestamente per una vita intera». Invece è stato «schiacciato dalla tensione del momento» e dall’«imminenza dell’entrate in carcere». Ecco perché sono uscite «parole distanti», riferimenti che hanno «velato il suo unico, reale intento», che è quello di «chiedere clemenza».

Roggero, in carcere, ha parlato con la guardia medica, che è stata subito «gentile». Al telefono con Novani, il settantaduenne chiarisce anche il passaggio su i parenti delle vittime. Le sue parole non «intendevano essere irriguardose», continua l’analista processuale. Il gioielliere, prima di varcare la soglia del penitenziario, ha lanciato un «grido di disperazione» per una situazione «pazzesca» e «insostenibile». La mattinata di ieri è stata tutta «politica»: l’uomo di Grinzane Cavour ha incontrato sia il vicepremier Matteo Salvini sia Ciro Maschio, il meloniano che presiede la commissione Giustizia alla Camera. Libri e cucina, a detta del leader della Lega, sono già diventati i suoi interessi da carcerato.

Sullo sfondo, la questione dei risarcimenti dovuti alle famiglie dei ladri, uccisi in un inseguimento che può costare al detenuto 14 anni della sua vita: «Mario ritiene e riterrà sempre che nessuno debba ricevere risarcimenti milionari come parente di chi ha pianificato ed eseguito una rapina violenta e terribile». È la posizione della premier Giorgia Meloni. Di notti in carcere ce ne saranno altre. «Mario, la battaglia non è finita», chiosa Novani, raccontando cosa abbia detto al suo cliente. «Gli ho chiesto scusa» per non essere riuscito a tirarlo fuori da questa situazione. «Sergio, tu e Stefano (il legale del team, ndr) dovete continuare a combattere per me. Siate forti, non arrendetevi».

È la risposta di Roggero prima di mettere giù il

telefono. In giornata è esplosa anche la polemica per un presunto precedente: nel 2005 il gioielliere avrebbe minacciato il fidanzato della figlia con la pistola. È già partita la corsa a descrivere Roggero come un violento.

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