Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 11:52
In evidenzaAggiornato alle ore 11:52
Quirinale

Quel mite custode della Repubblica tra riforme, guerre e governi variabili

Da Meloni a Schlein, messaggi di tutti i leader. E l’Istat certifica che il 68,2% degli italiani ha fiducia in lui

Foto Roberto Monaldo / LaPresse 31-01-2015 Roma Politica I Presidenti di Camera e Senato annunciano a Sergio Mattarella l'elezione a Presidente della Repubblica Nella foto Sergio Mattarella Photo Roberto Monaldo / LaPresse 31-01-2015 Rome (Italy) The Presidents of the Chamber of Deputies and Senate go to Sergio Mattarella to announce the election for President of the Republic In the photo Sergio Mattarella

I figli, i nipoti, qualche amico, una piccola torta. Tutti a Castelporziano, per una «giornata serena in famiglia». Una festa discreta, moderata, senza eccessi, in perfetto stile del personaggio, mentre intanto, «Sergio, Sergio», chiamano un po’ tutti. Giorgia Meloni, che esprime «profonda considerazione e riconoscenza per il costante impegno al servizio della nazione», Elly Schlein per la quale «non saremo mai sufficientemente grati per il suo lavoro per la Repubblica e la sua dignità internazionale», i presidenti di Camera e Senato, che lo indicano come «punto di riferimento saldo e imprescindibile», La Russa, e «custode dei valori dell’Italia», Fontana. Ministri, parlamentari, gente qualsiasi. Si fa vivo pure Matteo Salvini: «Una guida, grazie per quello che fa e farà». Poi, i messaggi dei capi di Stato esteri e un diluvio di auguri social. Una rock star.

È il Mattarella day, 85 anni, 11 dei quali passati al Quirinale, il crocevia politico dove ne ha viste, gestite e risolte di tutti i generi. E i prossimi mesi saranno complicati assai. Da Nicole Minetti al gioielliere Roggero, in queste settimane si è riacceso il dibattito sulla grazia e sul potere del presidente. Clemenza per la Minetti, dopo una verifica dei requisiti richiesta dal Colle. Roggero invece deve restare in carcere: le motivazioni della sentenza non sono state ancora depositare, non sussistono neanche le condizioni tecnico-giuridiche perché il Quirinale studi gli incartamenti. Ma le polemiche sull’argomento sono soltanto all’inizio.

Nel frattempo è andata in porto la modifica della legge elettorale, unica delle riforme del centrodestra non abortita. La legislatura dura formalmente altri 15 mesi, quindi si potrebbe votare tra poco meno di anno, quando si deciderà se separarle o meno dalla tornata amministrativa di primavera. Prima però, diciamo a settembre, sul tavolo del capo dello Stato potrebbe arrivare il rimpasto. Stando infatti alle tante voci di Montecitorio, una volta raggiunto il record di longevità del governo, la Meloni starebbe pensando di accontentare Salvini offrendogli il Viminale. Un’operazione studiata in chiave anti-Vannacci: dal ministero dell’Interno il capo della Lega gestirebbe direttamente i dossier immigrazione e sicurezza, i terreni su cui sta pagando dazio all’irresistibile generale. Puntellare il Carroccio servirebbe a stabilizzare la maggioranza. Lo schema di cui si chiacchiera prevede Piantedosi spostato alla Giustizia al posto di Nordio o alla direzione esecutiva di Europol, con Tullio Ferrante, Forza Italia, ai Trasporti.

Sì, ma che ne pensa Mattarella: basta un veloce passaggio sul Colle o occorre una crisi formale con nuovo voto di fiducia? Al momento per il Quirinale la questione non esiste. «Non si possono commentare delle ipotesi, peraltro lontane nel tempo». E così il presidente, almeno per il suo compleanno, preferisce godersi la sua crescente popolarità. Stando all’Istat, il 68,2 per cento degli italiani si fidano di lui: i partiti si fermano al 25 e il Parlamento al 40,8. Un successo bipartisan, trasversale, che si è rafforzato negli anni, nonostante le difficoltà dal 2015 a oggi.

Governi di tutti i tipi e maggioranze multicolor. Renzi, Gentiloni, il Conte gialloverde e il Conte giallorosso, poi Mario Draghi per sconfiggere la pandemia e la crisi economica, per finire a Giorgia Meloni che ha stravinto le elezioni del 2022. Il Covid e lo sforzo di tenere il Paese unito e fiducioso: il 25 aprile nel deserto di piazza Venezia, la fila per vaccinarsi, il taglio di capelli postato sui social. L’ancoraggio all’Occidente e le pesanti minacce russe. E il secondo mandato, accettato per non bloccare il sistema. E ora, raccontano, «si prosegue con il lavoro di tutti i giorni».

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.