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Quirinale

La Russa: “Giorgia al Colle, bene per l’Italia”

Il presidente del Senato analizza la politica italiana: “Le proteste contro la Tav non devono alimentare nuovi terrorismi”

Il presidente del Senato Ignazio La Russa durante la rassegna �L�estate del principe� presso il Grand Hotel Principe di Piemonte, Viareggio, 26 luglio 2026. ANSA/RICCARDO DALLE LUCHE

Viareggio (Lu) «Tornare indietro vuol dire tornare al terrorismo, questo non succederà ma la violenza in atto ha coperture, palesi o sotterranee che siano. Anzi, per qualcuno a sinistra è meritoria», così il Presidente del Senato, Ignazio La Russa, è intervenuto a margine della kermesse L’Estate del Principe diretta da Augusto Minzolini.

I fatti di Bologna e poi gli scontri No Tav in Val di Susa rimangono al centro dell’agenda politica tanto che la seconda carica dello Stato non risparmia critiche al sindaco di Bologna Matteo Lepore: «Non capisco che bisogno ci fosse di convocare una manifestazione pacifica, do per scontato che il primo cittadino sia stato imprudente perché una manifestazione pacifica poteva essere una copertura per una manifestazione molto meno pacifica».

La calda estate della politica italiana investe tuttavia entrambi gli schieramenti politici con al centro la legge elettorale e soprattutto l’emendamento sulle preferenze che ha rischiato di aprire una crisi di governo. Incalzato da Minzolini, il Presidente La Russa dà la sua visione dei fatti: «Quando arriverà in Senato non potrò che guardare oggettivamente la questione» e riduce ad una «grave disattenzione» l’incidente alla Camera dei deputati dando però un consiglio: «Non lo rifarei identico, si può aggiustare qualcosa nel meccanismo delle preferenze e poi la maggioranza deve riflettere sulla costituzionalità del disegno di legge senza preferenze, Meloni vuole introdurle».

Il centro-destra nella sua veste tradizionale (Fdi, Lega e Fi) si trova davanti l’incognita Vannacci: allearsi o non allearsi con Fn? Il Presidente, inizialmente cauto non si risparmia: «È Vannacci ad essere uscito dal centro-destra, è lui che è uscito e ora i suoi parlamentari spesso e volentieri votano con la sinistra» e molto sibillino lascia cadere questa frase: «Il futuro di Vannacci è nelle sue mani». E nella eventuale scelta tra avere in coalizione Fn o Fi La Russa non ha dubbi: «Fi, perché con Berlusconi è il partito che ha fondato il centro-destra». Spostando lo sguardo sul centro-sinistra, definisce una «accozzaglia» l’unione delle forze progressiste, affermando con ironia: «Una compagine ben peggiore di quella di Prodi nel 2006».

Il Presidente del Senato si pone poi fuori dalla partita dei sostenitori del pareggio nel 2027 e anzi, ribadendo la centralità di Fdi e di Meloni nella stabilità del sistema-Italia, lancia la premier al Quirinale: «Un giorno Meloni diventerà presidente della Repubblica. Se non questa, la prossima volta. È un riconoscimento alle sue capacità e sarebbe una grande fortuna per l’Italia. Non credo che in questa occasione lo voglia fare, ma non ci sarebbe nessun allarme». E dopo essere stato spesso nell’occhio di Report e del suo conduttore di punta, Sigfrido Ranucci, La Russa invitato da Minzolini a commentare gli ultimi sviluppi di questa delicata vicenda si toglie qualche sassolino: «Ho cercato fin dall’inizio di tranquillizzarli che non sarei stato il papa nero per il Quirinale. Ma non gli è bastato, allora avranno detto: Tagliamoli le gambe. Loro agiscono con questo schema: Report ha delle tesi e quando ha bisogno di suffragarle come prove prende quello che gli serve e tace quello che contrasta con la sua tesi».

Quindi, come tipico nello stile larussiano, la battuta a sugellare l’intervista: «Diceva Ranucci che la Rai è in mano a massoni e mafiosi? Bene, chieda a Lavitola che sulla massoneria ne sa più di me Quello che è strano è che lui fa parte della Rai, anzi, ci sguazza».

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