Tanto non si vota. «Le tensioni elettorali sono piuttosto intempestive». E tanto non vi votano più. «Il crescente fenomeno dell’astensionismo è preoccupante, dovrebbe essere questo il punto di attenzione principale delle forze politiche». Insomma, dice il capo dello Stato, se volete recuperare la gente, meno liti su questioni di palazzo e più risposte ai problemi veri. Ad esempio, gli scontri di piazza. «Quanto avvenuto sabato in Val di Susa è inammissibile, la violenza è un virus letale per la democrazia e la vita sociale, aggredisce la Costituzione. Sono chiamate in causa le basi stesse della convivenza e non è accettabile alcuna esitazione né circospezione nel condannare simili comportamenti aggressivi». Chissà se allude a Elli Schlein, che ci ha messo 48 ore per prendere posizione contro i No Tav. Più in generale, il presidente prende atto del clima tra bande contrapposte, del «rifiuto sdegnato di ascoltare le opinioni altrui», della «reciproca intolleranza fanatica che contribuisce a seminare germi di violenza».
Salone delle Feste, cerimonia del Ventaglio, Sergio Mattarella incontra quirinalisti e stampa parlamentare e parla ai partiti. E quindi, insiste, basta inseguire i fatti di cronaca per qualche voto. Ce l’ha con il caso Roggero ma anche con il proliferare di leggi e nuovi reati. «In una società ordinata le condotte individuali devono seguire le regole. Non può avvenire il contrario». Quando le norme debbano «adattarsi ai comportamenti occasionali, cambiando il contenuto volta per volta, non si rafforza la sicurezza ma si decide l’abdicazione dello Stato». Smettetela dunque con il «fai da te».
Il presidente non vuole «farsi trascinare» nel merito del dibattito politico. Riforma elettorale, intercettazioni, spese militari, inutile tirarlo per la giacca. Mattarella non intende intervenire «sui progetti legislativi che si trovano all’esame del Parlamento e che sarò chiamato ad esaminare laddove mi pervengano». Però invita «a riflettere» chiedendo ancora una volta di moderarsi, di abbassare i decibel, così forse i cittadini possono capire qualcosa. «La dialettica tra i partiti si deve svolgere nel rispetto reciproco, senza inopportuna aggressività verbale, spesso immotivata e a mio avviso controproducente».
Anche perché, come abbiamo visto, non è proprio aria di voto anticipato, non ora almeno, e la campagna «intempestiva» può «sottrarre attenzione ai bisogni dei cittadini» e persino «alterare la realtà delle questioni». Qui la stampa può fare di più, guardandosi dall’intelligenza artificiale. «Cloni di notizie prodotti da macchine, riprodotti senza verifiche. L’informazione non è la caricatura della pecora Dolly, non esiste senza giornalisti».
E allora, quali sono le priorità politiche secondo il Colle, oltre all’economia e al lavoro? Una su tutte, le migrazioni. Cita il Papa «che richiama le coscienze» e invita ad «accantonare la logica dell’emergenza del tutto improduttiva» impegnandosi invece in «progetti di strategia di governo del fenomeno». E una simile attenzione va dedicata pure al suo opposto, cioè alla fuga dei cervelli, «ai nostri giovani che si trasferiscono all’estero per necessità». Infine l’Europa e la realizzazione di una difesa comune. «Non è una minaccia per nessuno», però visto lo scenario è «una scelta di responsabilità».
