Quell'arresto cardiaco improvviso: cosa lo causa e a cosa stare attenti

A rivelarlo è uno studio condotto dall'Università di Sydney e dell'ospedale Prince Alfred e pubblicato sull'International Journal of Cardiology

Quell'arresto cardiaco improvviso: cosa lo causa e a cosa stare attenti

Secondo recenti statistiche, in Italia e negli Usa ha un'incidenza annuale pari a un caso ogni mille abitanti e un tasso di mortalità elevato. Ad esserne maggiormente colpiti sono i soggetti anziani e gli uomini, il rapporto con le donne risulta essere, infatti, di 3 a 1. Noto anche come morte cardiaca improvvisa, l'arresto cardiaco è una condizione clinica di estrema emergenza caratterizzata dall'interruzione inaspettata dell'attività del cuore, dalla perdita di conoscenza e degli atti respiratori. Se non si interviene nel giro di pochissimi minuti, subentrano danni permanenti al cervello del paziente e il suo stesso decesso. Spesso molti identificano erroneamente l'arresto cardiaco con l'attacco di cuore, ma si tratta di due condizioni differenti. All'origine del primo c'è un'aritmia, ovvero un'alterazione del ritmo sinusale. Esito del secondo, invece, è un'interruzione del flusso di sangue diretto al miocardio.

L'arresto cardiaco, dunque, è causato da un'anomalia nella conduzione dei segnali elettrici che, normalmente, nascono dal seno atriale e fanno contrarre il cuore. È doveroso, tuttavia, precisare che non tutte le aritmie si rivelano così pericolose. Il loro effetto è potenzialmente letale solo quando interrompono in maniera drastica la naturale funzione di pompaggio del sangue del miocardio. Esistono, poi, cardiopatie in grado di provocare la morte cardiaca improvvisa, tra cui: anomalie delle valvole cardiache e congenite del cuore, sindrome di Brugada, cadiomiopatia dilatativa, attacco di cuore, coronopatie. Da non sottovalutare, infine, i fattori di rischio: fumo di sigaretta, abuso di alcol, sedentarietà, obesità, uso di droghe. Ancora diabete, ipercolesterolemia, ipertensione, età avanzata, sesso maschile, predisposizione familiare alle coronopatie.

Vari sono i sintomi dell'arresto cardiaco: perdita di conoscenza, collasso cardiocircolatorio, polso assente, convulsioni, cianosi, assenza di respiro. Queste manifestazioni insorgono all'improvviso, solo raramente possono essere precedute da senso di svenimento, fatica, palpitazioni, vomito, respiro corto, vertigini, dolore toracico. Il primo organo a subire le conseguenze è il cervello, per il quale i danni diventano permanenti già dopo 4-6 minuti. Anche il decesso può sopraggiungere così rapidamente. Prevenire la morte cardiaca è alquanto complicato. Tuttavia se un individuo accusa spesso palpitazioni, algia al torace, tachicardia, senso di svenimento e difficoltà respiratorie, deve sottoporsi a una visita cardiologica accurata dalla quale potrà emergere una eventuale predisposizione alla problematica.

Non è raro che l'arresto cardiaco colpisca in maniera inaspettata persone giovani con un miocardio fisicamente normale. A provocarlo potrebbero essere alcune mutazioni genetiche ereditarie. Uno studio dell'Università di Sydney e dell'ospedale Prince Alfred, pubblicato sull'International Journal of Cardiology, ha infatti scoperto che quasi un quarto (22%) di 36 sopravvissuti alla morte cardiaca presentavano mutazioni genetiche responsabili di una disfunzione in cuori apparentemente sani. Nell'88% dei casi le mutazioni erano in geni legati alla cardiomiopatia, nonostante l'organo risultasse in salute durante i test. L'esame genetico, dunque, individuando le cardiomiopatie nascoste, può essere utilizzato come mezzo di allarme precoce di un corto circuito nel sistema elettrico del cuore e può dare una risposta quando tutte le altre cause sono state escluse.

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