Berrettini può aprire le crepe di Djokovic

Nessuno batte Berrettini quattro volte di fila

Berrettini può aprire le crepe di Djokovic

Nessuno batte Berrettini quattro volte di fila. Parafrasando la leggendaria frase attribuita a Vitas Gerulaitis (che secondo la leggenda del tennis avrebbe commentato così il ritiro di Borg dopo 16 sconfitte), ci si avvicina al quarto match tra Matteo e Djokovic domandandosi se davvero potremo dire una cosa del genere. La rivincita della finale di Wimbledon è un'occasione particolare, visto la rincorsa di Novak al Grande Slam, ed è per questo che la sfida del nostro eroe si fa ancora più interessante. E allora: ci sono possibilità? A naso si potrebbe dire poche, anche se al percorso a volte un po' saliscendi di Berrettini, Djokovic risponde con un torneo in cui fin qui si è visto sfuggire un set tre volte su quattro, cosa un po' inusuale per lui. Ha fatto specie soprattutto quello smarrito negli ottavi contro l'americano Brooksby, il primo: un 6-1 davvero inaspettato a cui poi il serbo ha risposto con un seguito senza storia. Confermando il suo attuale andamento da inesorabile diesel della racchetta. Un primo fattore dunque è tutto qui, e lo stesso Berrettini lo ha detto dopo la vittoria contro Otte: «Aver giocato due match al quarto e uno al quinto set mi ha aiutato a crescere di condizione. E soprattutto a imparare che nei match dello slam bisogna avere pazienza. Non sempre le cose vanno bene, non sempre puoi mettere il punto vincente: bisogna mettersi lì e aspettare il momento giusto». Pazienza quindi, ed è grazie a questo fondamentale che Matteo quest'anno può chiudere con un record personale di almeno tre quarti di finale su quattro negli Slam. Ora però c'è da fare quel passo in più, perché in fondo se davvero Berrettini battesse Djokovic non sarebbe più una grande sorpresa, ma l'inevitabile traguardo di un percorso di maturazione da top player ormai quasi completo. La sfida è impervia: nei tre precedenti le sconfitte col numero uno del mondo sono state divise tra sintetico, terra rossa ed erba. Ma a New York può essere un'altra storia, «perché ormai so cosa gli piace fare. E perché lui ora sa chi sono». Nole conferma: «È il martello del tennis, se il servizio funziona sarà durissima». Il resto, come detto, è pazienza. Anche se poi dovesse andar male...

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