"Il calcio lo fermo se...". E tra Governo e Serie A scoppia la pace armata

Spadafora: "Stop al campionato senza intesa sul protocollo Figc". Dal Pino: Lega pronta a dialogare

"Il calcio lo fermo se...". E tra Governo e Serie A scoppia la pace armata

Una cattiva pace è meglio di una buona guerra. Convinti della bontà di questo proverbio ebraico, il ministro Spadafora e il presidente della Lega di serie A Paolo Dal Pino hanno firmato ieri un armistizio. Nessuno può giurare sulla durata ma è servito a stemperare il clima. È partito Spadafora, intervenendo a Mi manda Rai3, e ha corretto subito il tiro del giorno precedente, quando aveva provato a dividere il fronte dei presidenti di A, lanciando un appello a mettere fine «a polemiche e scontri» e promettendo approfondimenti sul protocollo «decisivo per la ripresa del campionato» in quanto «se su di esso si troverà un accordo tra comitato scientifico e Figc, gli allenamenti riprenderanno, viceversa, il governo decreterà per motivi di emergenza la chiusura». E ha poi promesso un decreto per l'eventuale chiusura con l'aggiunta di interventi tesi a limitare i danni economici patiti dal settore». Per Dal Pino, presidente della Lega che la sera prima s'era impegnato per ottenere le 20 firme che smentissero la previsione del ministro («saranno i presidenti a chiedermi di mettere fine al campionato per preparare meglio il prossimo»), è stata musica per le sue orecchie. E ha lanciato una mano tesa al ministro («apprezzo le sue parole e l'appello all'unità e confermo la disponibilità al dialogo») segnalando la sintonia perfetta con Gravina, presidente della federcalcio, che indirettamente vuol dire invece conferma della distanza dalle posizioni di Malagò.

Dal Pino ha anche rimesso nel cassetto la lettera che intendeva spedire a Conte e al ministro della Salute Speranza per chiedere date e provvedimenti certi sul futuro. «Non possiamo tornare ad allenarci e magari scoprire dopo 3 settimane che non si gioca più» l'obiezione di molti presidenti finita nella missiva. La verità è questa: la Lega di serie A ha capito in ritardo che, nel governo, sul piano operativo chi decide è il ministro Speranza, dopo il consulto col comitato scientifico e ha preso atto che le forzature e l'iperattivismo di Lotito hanno indispettito Spadafora. A questo punto solo la revisione del protocollo può trasformare quel sentiero stretto in un'autostrada. Non solo. Talune disposizioni contemplate nel documento del Politecnico di Torino presentato dal Coni sono definite complicate da realizzare e sgradite agli allenatori perché li obbligherebbe a presentarsi in panchina con le mascherine.

Nell'assemblea di questa mattina cui parteciperanno via telefono le 20 società, l'armistizio sottoscritto ieri sarà sottoposto a una prima verifica. Due gli argomenti all'ordine del giorno: definire gli scenari finanziari in un caso (ripresa del campionato) e nell'altro; concordare la linea da tenere con le tv nell'ipotesi di mancato versamento dell'ultima rata del contratto (220 milioni). I duri e puri spingono per far partire l'ingiunzione. Sul punto Sky ha lanciato un'altra proposta e cioè ottenere uno sconto sulla cifra di sua competenza (130 milioni) in cambio del prolungamento di un anno del contratto (qui occorrerebbe però una deroga governativa alla legge Melandri). Tra i club c'è una maggioranza indisponibile al negoziato: di quei soldi molti hanno bisogno per non andare in default. L'ala dei presidenti disposta a trattare è in netta minoranza.

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