I suoi ex raccontano Sarri: "Ecco perché Verona lo ha reso un grande"

Lo juventino torna dove fallì e venne esonerato «Arrivò integralista e scaramantico, poi cambiò»

I suoi ex raccontano Sarri: "Ecco perché Verona lo ha reso un grande"

Vietato sbagliare. Verona è già stata fatale una volta per Maurizio Sarri. Un'avventura in C1 durata 2 mesi (1 gennaio-28 febbraio 2008) e lo spazio di 6 gare: 5 sconfitte e un pareggio che lo condannarono all'esonero. Da allora sono passati 12 anni e Sarri ha spiccato il volo, diventando uno dei tecnici più importanti d'Europa.

Stasera alla guida della Juve vuole prendersi una rivincita verso chi non l'ha capito né saputo aspettare, anche se quel Sarri era molto diverso come racconta Claudio Ferrarese, uno dei simboli dell'Hellas di dodici anni fa: «L'uomo giusto al momento sbagliato. Noi eravamo reduci dalla retrocessione e scarichi psicologicamente. Sarri era integralista, quasi dogmatico tatticamente. Non si spostava mai dal suo 4-2-3-1, mentre a Napoli ha saputo cambiare adattandosi ai giocatori».

Mister 33 schemi, come era stato ribattezzato dopo la sua tesi a Coverciano dedicata ai 33 modi per andare in gol su palla inattiva, brillava già per le idee: «Provavamo i meccanismi tattici all'infinito. Sapeva tutto sui giocatori avversari. Già dal martedì - racconta il capitano Giovanni Orfei - ci dava informazioni e notizie, era meglio di un'enciclopedia». Gli fa eco Ferrarese: «Sarri nel prepararti alla gara è fenomenale, quasi maniacale nell'organizzazione del lavoro sul campo, si vedeva che avrebbe fatto strada. Non mi aspettavo però di ritrovarlo dopo 12 anni alla guida della Juve».

Una scalata pazzesca quella di Maurizio, sbarcato al Verona su intuizione di Giovanni Galli. La scaramanzia sarriana toccava ai tempi vette incredibili come rivelato dall'esterno offensivo Ilyos Zeytullayev, che ai playout salvò con un suo gol i gialloblù dalla C2: «Mi ricordo ancora il discorso che fece il primo giorno. Era tutto vestito di nero e ci disse che chi indossava scarpe colorate sarebbe finito in panca. Per giocare fui costretto a verniciare di nero le mie che erano tutte bianche».

Scaramanzie e passione per le "bionde" che Sarri non ha perso negli anni: «Un pomeriggio avevo appuntamento nel suo ufficio, apro la porta per entrare - dice Ferrarese - e non si vedeva nulla. C'era una nebbia incredibile a causa di quanto fumava. Una sigaretta dietro l'altra sia in allenamento sia in partita, era il suo modo per sfogare la tensione». Zetulayev e Ferrarese sottolineano dove il tecnico ha svoltato: «È migliorato nella gestione psicologica. Ha capito che i giocatori non sono tutti uguali e non può comportarsi con loro allo stesso modo».

Quell'esonero bruciante si è rivelato una lezione preziosa per Maurizio, che torna al Bentegodi da capolista e sogna ora di vincere lo scudetto. Chi l'avrebbe mai detto 12 anni fa all'indomani della sconfitta sul campo della Ternana, che gli costò l'addio. Ecco perché Verona-Juve per Sarri non sarà mai una partita come tutte le altre.