Un miliardo in cinque anni per comprare tanti brocchi

Il bilancio import-export del calcio italiano segna un equilibrio economico Ma gli stranieri prendono i nostri big, mentre noi reinvestiamo in gregari

La sessione invernale del calciomercato ha vissuto un finale scoppiettante. A parte qualche eccezione, però, la campagna trasferimenti ha mostrato quanto le squadre italiane, vivacissime nel mercato di riparazione (superiori a 200 sia gli acquisti sia le cessioni, il 30% in più dell'Inghilterra ma anche di Germania, Francia e Spagna messe insieme), ricorrano ormai molto spesso alla più economica formula del prestito piuttosto che all'acquisto dei giocatori a titolo definitivo. Ha quindi ragione il presidente della Figc, Carlo Tavecchio, quando dice che il declino economico vissuto dal Paese in questi anni ha portato come logica conseguenza l'impoverimento del calcio italiano? Per Il Giornale abbiamo analizzato il problema partendo dai dati delle ultime cinque stagioni di calciomercato, con particolare riferimento al confronto fra i soldi spesi dalle nostre squadre per acquistare giocatori dall'estero e quelli investiti dalle società straniere per fare campagna acquisti in Italia.

Osservando le tabelle, si nota che nel 2012-13 e nel 2013-14 abbiamo assistito a una trasformazione della nostra Serie A da campionato "importatore" a torneo "esportatore". Tendenza che, basandosi solo sui numeri, sembrerebbe essersi invertita quest'anno. Andando però ad analizzare più in profondità i dati stagionali relativi ai movimenti di mercato delle squadre, e i colpi più costosi sia sul fronte degli acquisti che su quello delle cessioni, emerge un andamento non certo lusinghiero per noi e che si sta consolidando nel tempo. Il trend evidenzia infatti che le somme totali spese per acquisti e cessioni, pur essendo simili, hanno motivazioni diverse: le squadre italiane comprano all'estero molti più giocatori di quanti ne vendano, ma investono quasi esclusivamente su calciatori dal costo medio-basso puntando su "scarti" delle big europee o con la speranza di scoprire talenti, valorizzarli e poi rivenderli a cifre più elevate che permettano di realizzare quelle plusvalenze ormai strettamente necessarie per gli equilibri di bilancio. Al contrario, le grandi squadre straniere raramente hanno la necessità di cedere i loro giocatori più costosi in Italia e "scendono" nel nostro Paese per fare razzia di campioni, spesso non badando a spese. Come dare torto quindi al presidente della Juventus Andrea Agnelli quando, spiegando i motivi per i quali sarà difficilissimo trattenere Pogba a lungo, definisce la Serie A come un campionato «di passaggio» per i top player in vista di un loro approdo nei nuovi Eldorado del calcio mondiale.

Nemmeno i dati in controtendenza relativi alla stagione in corso possono essere presi come un segnale positivo. Se da una parte sembrerebbe colmato il gap fra uscite ed entrate rispetto ai due anni precedenti, dall'altra si può notare un'evidente contrazione dei soldi circolati dovuta principalmente ai primi effetti dell'applicazione da parte dell'Uefa delle norme relative al Fair Play finanziario. Si fa sentire in particolare la mancanza di acquisti in Italia da parte del Paris Saint-Germain, che nei tre anni precedenti aveva speso da noi circa 200 milioni di euro. Paradossalmente, quindi, le restrizioni Uefa ai danni di Psg e Manchester City hanno finito per penalizzare anche le squadre di Serie A, che per finanziarsi hanno sempre più bisogno dei milioni ricavati da cessioni eccellenti. Per invertire la tendenza il nostro calcio avrebbe urgente bisogno di importanti investimenti in infrastrutture e di una decisa crescita economica del Paese: due obiettivi auspicabili ma purtroppo difficilmente raggiungibili nel breve periodo.

*Sul suo blog “Calcio e Altri Elementi” (http://mds78.blogspot.

com), Marco De Santis analizza diversi aspetti del calcio e di altri sport raramente trattati anche dalla stampa specializzata, con numerose statistiche sulle principali competizioni nazionali e internazionali, analisi economiche, approfondimenti storici e curiosità.

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