Se attorno all'argentino ci fosse una vera squadra

Dybala giocasse in una grande squadra sarebbe un attaccante da venti gol a campionato. Ma gioca nella Juventus che è un'ex grande squadra, nel senso che si trascina tra nostalgie, reduci e sopravissuti

Se attorno all'argentino ci fosse una vera squadra

Dybala giocasse in una grande squadra sarebbe un attaccante da venti gol a campionato. Ma gioca nella Juventus che è un'ex grande squadra, nel senso che si trascina tra nostalgie, reduci e sopravissuti, offrendo un football episodico e mai terribile come aveva saputo fare nei suoi momenti migliori. La vittoria sul Milan ha messo a posto il conto in classifica ma non la coscienza di chi conosce la Juventus e ne ha capito, in ritardo, i limiti attuali. I numerosi e continui infortuni, ultimi quelli di Khedira, Hernanes ed Evra (nel marzo scorso John Elkann, dopo il ko di Marchisio, aveva criticato i metodi di allenamento in nazionale di Conte!!!), hanno condizionato la quadratura del cerchio ma questa nuova Juventus non ha nulla di quella vecchia e non intendo soltanto la squadra dei quattro scudetti. Gioca su ritmi lentissimi e noiosi, non ha idee imprevedibili, ha dimenticato certe situazioni offensive, la difesa ha smarrito l'autorità che era una garanzia anche per la nazionale. Chi sostiene che Allegri tuteli i giovani dovrebbe chiedersi perché Rugani è scomparso dal radar bianconero, perché Coman è partito, perché Alex Sandro fa il panchinaro. La Juventus ha cambiato pelle e non soltanto, se fatica a risalire la classifica è perché gioca male e non perché davanti a lei ci sono squadroni irresistibili. Un fatto è certo: Dybala è l'uomo che può e sa cambiare l'azione, il gioco, il risultato. Secondo Allegri deve migliorare e il tecnico livornese scopre l'acqua calda: Dybala ha ventidue anni e non può che crescere, sempre che abbia dei buoni insegnanti. Questo è un altro problema: l'argentino balla tra Morata e Mandzukic, a volte anche Zaza, si muove con astuzia tra attacco e tre quarti, resiste alla marcatura stretta anzi la cerca per esaltarsi (tipico di molti artisti sudamericani), nel suo piede sinistro c'è la soluzione al dopo Pirlo sui calci di punizione anche se, su queste soluzioni, manca un'idea e certi schemi sono parrocchiali. Totale: Dybala deve essere titolare sempre, è un idolo dei tifosi, ha superato, in questo, Pogba.

Ma oltre a Dybala la Juventus ha equivoci difficilmente superabili se Sturaro viene ritenuto migliore di Lemina o se Morata deve fare la riserva del fratellastro di Llorente, al secolo Mandzukic. La sfida di Champions contro il Manchester City, va affrontata con idee chiare. La coppa e lo scudetto appartengono a un futuro improbabile, oggi impossibile. E il futuro verrà, anzi ritornerà, con o senza Allegri.

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