Giù le mani da Infantino. E giù le mani dalla Fifa. Guai a chi metterà ancora in dubbio il buon governo dell’ente calcistico mondiale. Siamo ai ricatti. Con un comunicato, anzi una lettera, la Fifa ribadisce di essersi pentita, ammette di avere commesso errori che non si ripeteranno, la vendita di una quota del mondiale è rientrata, le scuse relative sono state accettate (da chi non si sa, forse dai congiunti di Infantino), insomma non è successo un beato nulla, tutto quello che è stato detto e scritto sulle azioni intraprese dal presidente, le vicende del mondiale, arbitri, biglietti, visti di ingresso, allontanamento del direttore di gara somalo, varie ed eventuali, è robaccia tipica di una stampa contraria e cattiva. Infantino ha chiesto ai suoi di presentarsi all’appello, ha capito di avere usato ed abusato del proprio sconfinato potere, ritiene, così agendo, di poter recuperare posizioni e voti ma ormai la cravatta è macchiata e anche l’abito di cerimonia con bianca scarpa a completare il dress code. Infatti l’Uefa non sa che fare del pentimento Fifa, vuole che il presidente della stessa si faccia da parte, fatti non parole, la replica di Ceferin non ammette soluzione, quel molto che è accaduto è stato troppo e rappresenta la didascalia del senso di governo che Infantino già enunciava quando lavorava in Uefa, pronto a scavare la fossa al suo presidente in corsa verso la massima dirigenza.
Gli annunci di Figo «Si dimetta ora», la critica di Wenger, i rumori di altri rappresentanti della Fifa, sono la cartella clinica preoccupante di un uomo che ha approfittato del ruolo, spaccando il mondo invece di coagularlo. A conferma di tutto quanto detto c’è la lettera inviata ai membri, una specie di accorata richiesta di solidarietà, la confessione, astuta e infantile, di essere stato colto con le dita nel barattolo di marmellata e il tentativo di nettarsi le mani con un comunicato. Il peggio è stato fatto e altro sta per arrivare. L’assicurazione data al Marocco di ospitare la finale del mondiale 2030 superando la concorrenza del Santiago Bernabeu di Madrid, è inopportuna in un momento in cui i rapporti tra i due stati sono in default e si preannuncia, a ferragosto, una nuova invasione di Ceuta. Marocco significa poi un altro sgarbo a Uefa e in tutta questa commedia non si segnala un solo fiato di Donald Trump, sodale di Infantino almeno fino all’ultimo atto del mondiale. Infantino prepara la pace ma minaccia la guerra, così è scritto nella lettera: «Con il ritiro del progetto, è stato concordato che la Fifa non tollererà più alcun attacco alla sua integrità, al suo buon governo e al suo giusto processo e adotterà tutte le misure necessarie per proteggere e salvaguardare il suo nome e la sua reputazione». Il «suo» di lui? Tra Uefa e Fifa, vale la crasi UFFA.
