Lo sport di base e i venti milioni di praticanti «dimenticati»

Mentre governo, federcalcio, club e milioni di tifosi si interrogano quotidianamente sul futuro della serie A, non andrebbe dimenticata l'altra faccia dello sport italiano

Lo sport di base e i venti milioni di praticanti «dimenticati»

Ripartirà? Non ripartirà? Mentre governo, federcalcio, club e milioni di tifosi si interrogano quotidianamente sul futuro della serie A, non andrebbe dimenticata l'altra faccia dello sport italiano. Non le centinaia di calciatori e i milioni di persone che vanno allo stadio o si siedono in poltrona davanti alla Tv, ma i venti milioni di praticanti dello sport di base e di quelli che vengono spesso ingiustamente trattati come sport minori. Dunque, a fronte di una discussione continua sulla ripresa dell'attività di venti squadre, non è ancora spuntata una riga di indicazioni pratiche per tutti gli altri sportivi che si sono fermati. Giustamente ha fatto il ct del ciclismo Davide Cassani a richiamare l'attenzione sul suo sport, e anche lì si tratta comunque di professionisti. Il vero problema è capire come faremo a rianimare le migliaia di società dilettantistiche che popolano lo sport italiano. E come faranno a ripartire i nostri ragazzi chiusi in casa come tutti.

Al di là dell'effetto psicologico, al di là dei 600 euro per i disoccupati del settore, servono indicazioni al più presto su come dovranno comportarsi con quegli sport, dall'atletica al tennis, dal ciclismo al baseball, dal nuoto al canottaggio, che hanno davanti l'estate come loro naturale periodo di svolgimento e non potranno permettersi di riprendere l'attività a settembre-ottobre e nemmeno misurandosi con protocolli sanitari rigidissimi come quelli teorizzati dalla federcalcio. Non solo, ma purtroppo il vero guaio che si profila all'orizzonte, anche se la ripresa slittasse su tempi lunghi, sarà vedere in quali condizioni potranno affrontare la prossima stagione tutte queste associazioni rette da volontariato e incassi occasionali.

Senza attività non ci sono iscrizioni ai corsi e ai camp estivi, non ci sono gli introiti dei bar, non ci saranno più, presumibilmente, tanti piccoli sponsor alle prese con la crisi economica. Insomma, per il Coni, ma anche per lo Stato, si profila una nuova grande sfida: come riorganizzare la ragnatela che ha tenuto in piedi faticosamente fino ad oggi il nostro sport di base.

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