Sport, il grande ingorgo. Tra posticipi e rinvii è già tutti contro tutti

Dal calcio alle moto è caos. E nel tennis è guerra: Parigi nella data della Laver cup. Rabbia dei big

«Rassicuriamo fans, partner, broadcaster e volontari che la Laver Cup si svolgerà regolarmente dal 25 al 27 settembre». È bastato poco, la guerra dei calendari dello sport è partita, la paura del coronavirus è già stata cancellata da un comunicato. Un vero ciclone che dal tennis ora si propagherà al resto dello sport. Insomma: nessuno ci sta a perdere, tradizioni consolidate da decenni e denaro. Ci si accatasta uno sopra l'altro nel secondo semestre dell'anno cercando di far quadrare il Tetris degli eventi. Il più furbo vince: ma siamo sicuri?

Parliamo di tennis, si diceva: martedì il Roland Garros ha fatto sapere di essersi auto-spostato da fine maggio al 20 settembre. Secondo i vertici della racchette la stagione dovrebbe ripartire già in aprile a Montecarlo, ma è ovvio che sfidare il Covid-19 è come affrontare Federer: lo batti se non è in giornata, ma non puoi mai sapere quale sia la giornata giusta. E allora: Parigi e la Federazione Internazionale fan da sè, l'Atp - ovvero i giocatori - rispondono. Perché la Laver Cup appunto, il torneo Europa-Resto del Mondo inventato da Federer (già) e organizzato con Tennis Australia e l'americana Usta, è già sold out. Si gioca a Boston e si giocherà, nonostante i francesi. E chissà cosa ne pensano i protagonisti, magari nella chat «95 dei primi 100 giocatori del mondo» rivelata dall'argentino Schwartzman. Lì, per esempio, c'è Djokovic che fa il capopopolo: da che parte sta? Dunque: ecco la prima crepa di una diga che sta per crollare. Per dire: che faranno quelli di Wimbledon se a luglio resta l'erba chiusa? E gli Us Open (organizzati appunto da Usta), che finirebbero ora una settimana prima di Parigi e che minacciano di spostarsi ad ottobre? O magari a novembre, la stagione della nuova coppa Davis? E Madrid e Roma, che ieri l'Atp ha congelato annunciando la chiusura di tutti i tornei fino al 7 giugno (in un comunicato di fuoco contro la federazione francese: «Non è il momento di agire autonomamente»)? Un enigma per abili solutori, e non certo solo nel tennis.

C'è il ciclismo che rimanda le classiche di aprile e il Giro d'Italia, ma è impossibile dire chi vincerà la corsa nel ripiazzarsi tra la Milano-Sanremo e la Parigi-Roubaix. Di certo assisteremo a un autunno ingolfato. E, dopo la figuraccia in Australia, che farà la Formula 1 nel rimettere in calendario Bahrein e Vietnam se la pausa obbligata dovesse protrarsi? Sì, certo: riparte a Montecarlo il 24 maggio: ma davvero? La MotoGp intanto ha segnatto il via a Jerez (sempre maggio, il 3), e il rischio di avere un campione del mondo sotto l'albero di Natale è concreto. Nessuno vuole rinunciare a nulla. Soprattutto al Dio denaro.

Lo sport in pratica cerca spazi che non ci sono e nessuno vuol farsi da parte. Il calcio ha spazzato via le nazionali per chiudere campionati e coppe in estate, ma poi ci spiegherà come farà a far terminare la prossima stagione, che partirà in autunno, prima degli Europei. E tutto in attesa che passi il virus. Già: c'è un virus?

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