Vlahovic, come rilanciare la Juve in 5 giorni

Il serbo erede di CR7, a secco nel 2022 e sempre più in discussione allo United

Vlahovic, come rilanciare la Juve in 5 giorni

Titolo: come rilanciare la Juventus in cinque giorni. Protagonista: Dusan Vlahovic. Coprotagonista: Paulo Dybala. Assente più che giustificato: Cristiano Ronaldo. Eccola qui, la nuova Signora. Aggrappata al suo nuovo totem, un gol e trequarti contro Verona e Sassuolo, personalità e fisicità trabordanti, zero remore e timori, erede designato di CR7 fin dal giorno in cui la società ha presentato lanciando l'hashtag #DV7. Per la Juventus un'investitura bella e buona: il portoghese è stato definitivamente dimenticato, lo scettro è adesso del 22enne serbo. Sicuro di sé, ossessionato dalla vittoria e dai miglioramenti da inseguire sempre e comunque. Al punto che qualche giorno fa il suo ex compagno di squadra Simeone ha spiegato che «questa sua ricerca continua del perfezionamento a qualcuno piaceva, ad altri meno». In realtà, proprio lì sta la differenza tra un ottimo giocatore e un fuoriclasse: Vlahovic punta a diventarlo, altri si accontentano di quello che hanno e fine della storia. Ed è probabilmente anche quello uno dei motivi per cui la Juventus ha deciso di investire su di lui una settantina di milioni abbondanti.

Sullo sfondo, ormai sempre più lontano, Cristiano Ronaldo. Che a Manchester non se la passa benissimo, con lo United che ha come massimo obiettivo il quarto posto in Premier League (un po' come la Juve, in questo) e nel frattempo ha anche smesso di segnare: nel 2022 il portoghese non ha infatti ancora trovato la porta avversaria con un bilancio di quattro presenze, una partita saltata per un fastidio a un'anca e, nell'ultima trasferta contro il Burnley, il disonore della panchina perché, per dirla con il suo allenatore Rangnick, «servivano molti sprint e bisognava lottare su tutti i secondi palloni: meglio quindi Cavani dal primo minuto». In pratica, una mezza bocciatura per chi non ha mai amato essere messo in discussione e che invece deve fare i conti con un'assenza dai tabellini che dura da cinque gare consecutive di campionato: non accadeva dal 2010 ai tempi del Real Madrid.

Tutt'altra musica, appunto, sotto la Mole. Dove Vlahovic, grazie anche a due assist di un ritrovato Dybala, ha sconquassato prima il Verona e poi il Sassuolo con due giocate da centravanti vero: potente ma anche rapido, intelligente, furbo e nel contempo fortunato. Mettendo nel mirino l'Atalanta, da affrontare domani in una sorta di spareggio per il quarto posto, e poi il Villareal (martedì 22) per un esordio Champions che vorrà essere indimenticabile. Poco più avanti, il 2 marzo, Fiorentina-Juve, andata della semifinale di Coppa Italia: «Sarà una partita come tutte le altre, io penso solo a giocare a calcio e a vincere». Atteggiamento quasi robotico e, almeno a parole, privo di sentimentalismi e magari di umane debolezze: perfetto per il mondo bianconero.

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