La data non è casuale: la tournée nazionale di Fratello Sole, Sorella Luna si apre nell’anno dell’ottavo centenario della morte del santo, al Teatro Guglielmi di Massa, domani 4 ottobre, giorno di San Francesco, con il patrocinio del Comitato nazionale per le celebrazioni. Dopo il debutto estivo al Teatro Lyrick di Assisi, dove in quattro serate sono state presenti 1700 persone a volta. Lea Paiella affianca Angela Demattè alla drammaturgia, Alessandro Gorgoni e Piero Maccarinelli alla regia. Le musiche sono di Riz Ortolani e Donovan, compresa la canzone che dà il titolo, con gli arrangiamenti e le nuove composizioni (tra cui due canzoni per Chiara) di Alessandro Nidi. Il calendario della tournée prevede anche il Manzoni di Milano dal 23 al 25 ottobre, l’Olimpico di Roma dal 4 al 6 dicembre, il Politeama di Genova l’11 e il 12 dicembre. Ma prima della partenza c’è una domanda: che cosa resta di un film che ha formato l’immaginario di un’epoca quando lo si porta in teatro?
Per Angela Demattè, che firma la versione teatrale a partire dalla sceneggiatura di Franco Zeffirelli, Suso Cecchi D’Amico e Lina Wertmüller, tutto inizia da un ricordo di spettatrice del film: «Nella memoria era più edulcorato: invece è un film con scene fortissime. Prendendo in mano la sceneggiatura si scopre che è ancora più cruda del film: eresie, scontri sociali e religiosi sono contenuti in tante descrizioni e didascalie meravigliose che abbiamo recuperato per farle dire agli attori dello spettacolo». Adattare per il teatro quello che a suo modo fu un kolossal italiano non è stato semplice: a livello di testo il racconto passa ai giovani amici di Francesco, Chiara è stata ampliata, con molte parti nuove costruite per lei e di tutti i personaggi rimangono a spiccare il padre e la madre di Francesco mentre il Papa a Roma resta evocato. «Studiando sui materiali messi a disposizione dalla Fondazione Zeffirelli e da Caterina d’Amico, ho scoperto che Zeffirelli voleva fare un altro film su San Francesco, cui era molto devoto: ho visionato una sceneggiatura scritta, sempre con Wertmüller, negli stessi anni di Jesus Christ Superstar, che aveva impostazione da musical. Poi Zeffirelli ha un grave incidente che cambia il suo rapporto con la figura del santo».
Anche per il regista Piero Maccarinelli si è trattato di una grande sfida: «Quando me lo hanno proposto ho pensato fosse una follia, ma poi ho visto il copione e soprattutto la proposta dell’artista Francesco Sereni per i cambi scena: dodici fondali retroproiettati che ricostruiscono i luoghi che ci servivano, in un misto tra fotografico e pittorico. Quando ho visto Ksenia Borzak nel ruolo di Chiara davanti a uno dei fondali ho pensato: ci siamo». Lo spettacolo si concentra sul periodo della prima giovinezza di Francesco fino al 1213, quando incontra Innocenzo III. Nella biografia ufficiale la trasformazione del Santo avviene dopo la partenza per la crociata, il ritorno nella sua città e la lunga malattia mentre in scena Francesco comprende già con la prima spedizione in guerra che qualcosa in lui si è spezzato. «Avevo già lavorato con Giulio Pranno», racconta Maccarinelli, «e ho pensato che sarebbe stato perfetto nel ruolo di Francesco». Gli altri ruoli sono di Gabriele Cicirello (Deodato), Antonio Iorio (Paolo), Edoardo Raiola (Bernardo), Andrea Galasso (Giocondo) ed Eduardo Sacchi (Silvestro), per i genitori di Francesco, in partecipazione speciale, Massimo Wertmüller e Fabrizia Sacchi e tra i crediti compare l’amichevole contributo di Tullio Solenghi.
Demattè ci tiene a precisare: Non abbiamo fatto uno spettacolo di San Francesco ma su Zeffirelli, Cecchi e Wertmüller, quindi abbiamo già un filtro e insiste sulla fedeltà: «Zeffirelli ha fatto un film adatto ad ogni tipo di pubblico, , tagliando ad esempio le scorribande dell’inizio che invece nella sceneggiatura sono molto presenti e che abbiamo ripreso». Perché il passaggio dal
film al teatro è anche un passaggio di epoca: «Il film di Zeffirelli nasceva durante il ’68, tempo di grande ribellione. Noi proponiamo questo testo in un momento in cui la società è cambiata e le relazioni interpersonali sono massacrate da social media e IA. Francesco propone il recupero di una dimensione naturale della comunicazione e io spero che questo sia contagioso. La ripresa della vita del Santo in scena come domanda contemporanea: Francesco unisce la protesta verso il sistema che oggi chiamiamo capitalista con una ricerca di giustizia sociale ed ecologica chiosa Dematté. Ci costringe a chiederci se le nostre vite siano mosse dall’amore o dal benessere e se questo sia un sistema che rende felici.
