Una tragedia che si gioca sull’attesa, e sul riscatto. Di una madre, Clitennestra, la cui figlia Ifigenia è stata uccisa da Agemennone, padre e marito, re di Argo, per propiziarsi gli dei prima della partenza per la guerra di Troia. Di una regina lasciata sola per anni. E di una moglie dimenticata, non solo in nome della guerra (Agamennone tornerà ad Argo con Cassandra, la sua amante): «Agamennone» da oggi al 7 ottobre, è la tragedia di Eschilo, prima produzione di stagione per il Teatro Menotti. Maddalena Crippa è Clitennestra, Sergio Basile Agamennone e Emilia Scatigno Cassandra: la regia di Gianluigi Fogacci insiste su ciò che la riscrittura di Fabrizio Sinisi vuole mettere in evidenza: la sfinitezza, lo sgretolamento della classicità, il superamento del mito per il cinismo. E quindi un solo letto in scena, che si muove su ruote e si sposta nello spazio. Un solo attore a rappresentare il coro.
La recitazione appare naturale e non affettata. E traspare tutta l’attualità dei messaggi, fra solitudine, debolezza sociale e umana. È in corso la guerra di Troia, gli scontri e il clima stanno portando le persone alla disperazione e c’è crisi di valori. Ci sono ancora speranze, oggi? Se lo chiede il Teatro Menotti: «In un mondo che tende alla frammentazione il teatro continua a proporre un’esperienza collettiva. Difende l’originalità contro l’omologazione, sceglie percorsi inattesi»: parole con cui il direttore Emilio Russo, presenta la nuova stagione, chiamata «Controtempo». Russo tiene fede al riconoscimento ricevuto nel 2025 dal Ministero della Cultura come «Teatro di Rilevante Interesse Culturale», e presenta un cartellone dallo spirito internazionale: già con «Platonov», che ha aperto la sezione di prosa del Festival dei Due Mondi di Spoleto, regia di Peter Stein, coproduzione a cui partecipa il Menotti (sarà qui dal 23 febbraio all’11 marzo). In «Volete sapere perché vale la pena di vivere», dal 10 al 31 dicembre, Emilio Russo, che ne firma la regia, usa parole e musiche di Woody Allen. In prima milanese, dall’11 al 23 maggio, «Regina madre» per la regia di Liv Ferracchiati, sul rapporto drammatico tra madre e figlio.
