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Terrorismo

Dal principe del terrore ai “mille tagli” dell’Isis: è l’eterna guerra santa

Il 93% degli attacchi degli ultimi cinque anni sono stati fatti da lupi solitari. E oggi in Europa si aggirano 50mila jihadisti attivi

FILE - People run from the collapse of the World Trade Center towers, Sept. 11, 2001, in New York. (AP Photo/Suzanne Plunkett, File)

«Vedete il villaggio laggiù?» indica un comandante dei mujaheddin nell’Afghanistan invaso dall’Armata rossa. «State alla larga. Ci sono i fratelli arabi che combattono al nostro fianco e non amano gli occidentali» spiega il partigiano islamico con una mitraglietta a tracolla. Penna e taccuino degli appunti gli chiedo chi li comanda. «Uno sceicco saudita, rampollo di una ricca famiglia». Come si chiama? «Osama bin Laden». Scrivo il nome e rimetto in tasca il block notes. Nessuno conosceva il futuro capo di Al Qaeda nel 1983.

Dopo l’11 settembre il mondo scopre il “principe” del terrore, ma la sua rete, in seguito all’uccisione del fondatore, dieci anni dopo, si riduce al lumicino. E lascia spazio all’Isis che espandendosi in Medio Oriente e attaccando l’Europa con i kamikaze insegue il sogno del Califfato battuto sul campo manu militari. Dopo la sconfitta sono i lupi solitari l’evoluzione della minaccia del terrore islamico a casa nostra. Adepti della guerra santa sempre più giovani, pure minorenni, che si esaltano con la propaganda in rete preparandosi ad usare coltello o automobili come arieti seminando morte fra «i crociati, gli infedeli». Il 93% degli attacchi terroristici che hanno provocato vittime in Occidente, dal 2020, è stato compiuto da lupi solitari.

Nel 1998, a Kandahar, quando regnava mullah Omar sul primo Emirato talebano, il governatore mi ospita nel suo compound a fianco di un altro più ampio e protetto da un alto muro di cinta, circondato da una rete metallica con del filo spinato all’estremità. Dall’altra parte abita Bin Laden con la famiglia. L’ingresso è presidiato, giorno e notte, da guardie mascherate di Al Qaeda armate fino ai denti. Ai lati due alti pinnacoli lavorati a mano con dei giochi di mosaico verde, che si alternano alle scritte nere «Allah o Akbar - Dio è grande». Il capo di Al Qaeda prepara alla luce del sole l’attacco all’America. Al crollo del regime talebano, sotto le bombe dei B-52 Usa, due mesi dopo l’11 settembre, entro a Rishkor, uno dei campi di addestramento degli attentatori kamikaze. I raid aerei l’hanno ridotto in cenere, ma fra le mura sbrecciate della camerate resistono le bandierine dei volontari della guerra santa dall’Arabia Saudita, dal Sudan, dall’Inghilterra. E spiccano i resti di una piccola mappa del Regno Unito sovrastata da un kalashnikov.

La squadra dei Navy Seal che uccide Bin Laden in Pakistan nel 2011 segna il declino di al Qaeda, che ben presto viene scalzata dal nascente Stato islamico. Nel 2014 le bandiere nere dell’Isis, partite dalla guerra civile in Siria, arrivano fino alle porte di Baghdad. L’anno dopo conquistano Sirte in Libia. Abu Bakr al Baghdadi proclama il Califfato a Mosul, capitale di un territorio grande come l’Italia a parte le isole. La tattica dei kamikaze è la punta di lancia in battaglia. A Mosul e Sirte filmo le esplosioni delle macchine minate e in Libia un ginocchio del kamikaze mi piomba sull’elmetto. Il sangue fa il resto con decapitazioni in diretta di prigionieri, cristiani e musulmani non in linea.

L’orrore sbarca in Europa con le stragi del Bataclan e a Bruxelles. Il Califfato attrae 40mila volontari jihadisti da mezzo mondo, soprattutto paesi musulmani, ma pure giovani serpi in seno dall’Europa.

Abu Mohammed al Adnani, portavoce dell’Isis, lancia la tattica jihadista dei “mille tagli”. Colpire in Occidente con qualsiasi mezzo a disposizione, comprese macchine ariete o un coltello da cucina.

A Berlino nel 2016, Anis Amri, sbarcato come migrante in Italia, piomba con un camion sul mercatino di Natale ammazzando 13 persone. Sul lungomare di Nizza, a Londra e a Barcellona i terroristi dei “mille tagli” fanno strage. Nel 2019 l’ultimo caposaldo dell’Isis, Baghuz, nel Nord Est della Siria viene spazzato via, in una battaglia che non dimenticherò, dove si arrendono solo le spose dei mujaheddin.

Oggi i resti dell’Isis sono un pericolo ridotto a cellule, ma in rete lo Stato islamico continua da aizzare il terrore in Occidente: «Colpite ovunque gli ebrei e i cristiani: uccideteli con ogni mezzo» è l’appello dello scorso anno. Senza una vera e propria rete abboccano all’amo jihadista i lupi solitari, sempre più giovani. Il Global terrorism index, che monitorizza gli attentati, lancia l’allarme. Il numero di vittime nel mondo occidentale è aumentato drasticamente del 280% raggiungendo quota 57 nel 2025. Non solo: i lupi solitari sono responsabili «del 93% di attacchi terroristici mortali in Occidente negli ultimi cinque anni». Ad oggi, in Europa, le intelligence segnalano almeno 50mila jihadisti attivi, serbatoio di possibili terroristi.

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