Benedetto XVI lo aveva voluto alla guida della congregazione per la dottrina della fede, Francesco lo ha creato cardinale: Gerhard Ludwig Müller è uno dei più eminenti teologi viventi ed è anche uno dei più autorevoli membri del sacro collegio. Intervistato dal Giornale, il porporato tedesco sostiene che sia arrivato il momento di archiviare la stagione dei divieti sulla messa tridentina aperta nel 2021 con la promulgazione di Traditionis Custodes e tornare a liberalizzare la liturgia antica come aveva fatto Ratzinger.
Eminenza, crede che l'imminente scisma lefebvriano debba condurre a ripensare i divieti sulla messa in latino ancora vigenti nella Chiesa? Il nostro giornale ha lanciato questa proposta con un editoriale del nostro direttore Tommaso Cerno.
«Sì, anche perché i lefebvriani possono fare di questi divieti un simbolo del dissenso verso Roma. I provvedimenti restrittivi hanno fatto quasi propaganda ai lefebvriani che potrebbero utilizzarli strumentalmente per divulgare le loro tesi».
Quindi secondo lei Traditionis Custodes non ha funzionato?
«Non ha avuto un effetto positivo. Utilizzare un modo autoritario per chiedere un'obbedienza cieca non è il nostro stile, lo stile cristiano. Solo per la dogmatica non ci devono essere compromessi, ma nella pastorale concreta ci può essere una certa tolleranza».
Può esistere una convivenza tra rito antico e il nuovo messale?
«Benedetto XVI aveva trovato una buona soluzione con Summorum Pontificum, accettando pienamente il rito antico. Quel motu proprio aveva portato tanta pace nella Chiesa. Non dimentichiamo che la Chiesa ha diversi riti che hanno anche forme diverse. Non si può proibire il rito nella forma antica».
Perché Traditionis Custodes non ha avuto l'effetto sperato?
«Non ha certo aiutato l'approccio autoritario di molti vescovi che hanno pensato solo a proibire. Ma questo non è lo stile di un buon pastore. Credo che su questo bisognerebbe fare autocritica. Sostenere che tutti quelli che preferiscono il rito antico non accettano il Concilio Vaticano II è una falsità. Con lo stesso criterio allora si potrebbe dire che non tutti quelli che preferiscono il Novus Ordo accettano il Concilio: guardi cosa succede in Germania dove alcuni vescovi amano tirare in ballo il Concilio ma poi rinnegano puntualmente la sua dottrina».
Come rispondere a chi pensa che la cosiddetta messa in latino sia dannosa per l'unità?
«Come può essere dannosa se i santi e i padri della Chiesa hanno celebrato in questa forma? E il Concilio Vaticano II mai ha detto che la forma celebrata fino ad allora era falsa! Quando uno paragona le due forme si rende conto a prima vista che è lo stesso rito, con pochissime sfumature di differenza».
Lei che esperienza ha con il rito antico?
«Io celebro la liturgia nella nuova forma, ma non ho avuto problemi ad accettare gli inviti a celebrare di questi gruppi ed associazioni che hanno piena fedeltà nei confronti della Chiesa. Qualche anno fa ho celebrato la messa conclusiva del pellegrinaggio tradizionale di Chartres davanti a 22 mila giovani. Come possiamo dirgli che devono rimanere a casa se preferiscono la messa nella forma antica?».
Quindi non è vero che chi sceglie la liturgia antica rifiuta il Concilio?
«Nella Chiesa abbiamo già associazioni e gruppi che celebrano legittimamente la forma antica e riconoscono completamente il Concilio in unione con il Papa e con il collegio episcopale.
Anzi, direi che permettere pienamente questa forma liturgica e far accettare il Concilio è una soluzione anche per coloro i quali, dopo la disobbedienza delle consacrazioni della Fraternità Sacerdotale San Pio X, vorranno tornare pienamente all'unità con il Papa che è principio permanente dell'unità e fondamento della Chiesa».