Il 50 per cento delle poltrone nei cda alle donne? A Milano i Radicali pensano alle "quote trans"...

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A Palazzo Marino passa l'odg della Moratti che prevede una quota rosa del 50% nei cda di enti e società partecipate. Il Pd vota a favore. Unico contrario Cappato: &quot;In che quota finirebbero i trans?&quot;. La Lega: &quot;Ci sono problemi più grandi da affrontare&quot;
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Milano - Dopo le quote rosa, è la volta delle quote trans. Va subito detto: la proposta lanciata dai Radicali a Palazzo Marino suona più come una provocazione. Eppure arriva in un momento in cui la giunta guidata da Giuliano Pisapia naviga a vista dopo i mal di pancia incassati sulla gestione dell'accordo sulle aree per l'Expo 2015. Così, la sfida lanciata dal consigliere comunale Marco Cappato ai colleghi del Partito democratico suona come una vera e propria minaccia. "La sinistra si spacca su queste questioni marginali - commenta il leghista Alessandro Morelli - ci preoccupiamo perché non sappiamo come riusciranno ad affrontare problemi molto più seri, come la crisi economica o la gestione dell'Expo".

Una provocazione, appunto. Che però la dice lunga sul clima teso che in queste settimane si respira a Palazzo Marino. Alla maggioranza non sono piaciute le ultime uscite di Pisapia, reo di essersi piegato al volere del governatore lombardo Roberto Formigoni sulla gestione dell'Expo senza rivedere le aree che saranno destinate al verde. Anche la spaccatura sulle quote rosa arriva su un ordine del giorno presentato dall'ex sindaco Letizia Moratti che prevedeva, appunto, una quota rosa del 50 per cento nei consigli di amministrazione di enti e società partecipate e la metà dei posti riservati alla società civile. Il capogruppo del Partito democratico Carmela Rozza ha accolto con favore la proposta della Moratti. E l'ordine del giorno è passato con 33 voti a favore. Gli unici che si sono astenuti sono stati il grillino Mattia Calise e il presidente del Consiglio comunale Basilio Rizzo, mentre a votare contro la proposta della Moratti è stato Cappato.

"In che quota finirebbero i transessuali?", ha domandato il radicale pungolando la maggioranza. Una domanda che è caduta nel silenzio dell'aula. In realtà, la provocazione non è caduta proprio nel vuoto. Il Carroccio ha infatti subito stigmatizzato la possibilità di introdurre le quote trans. "Come si fa a stabilire l'appartenenza sessuale di un trans? - tuona, sgomento, Morelli - se si inizia con una deriva del genere, finiremo a dare i posti nei cda a seconda del colore degli occhi". La preoccupazione dell'ex assessore leghista, in realtà, è più basata "sull'incapacità di far fronte ai problemi seri" dei milanesi. "Mentre perdono tempo su questi finti problemi - avverte preoccupato Morelli - posticipano decisioni molto più importanti. Ci chiediamo - conclude - come faranno a restare uniti quando dovranno affrontare temi come la crisi economica o l'Expo".