Ai barbieri del Parlamento 130mila euro l’anno

E un dirigente a Montecitorio ne guadagna 23mila al mese

Milano - Nuovo capitolo della saga privilegi e sprechi della politica, questa volta ramo dipendenti delle due Camere. Con qualche sorpresa, per esempio che un semplice ragioniere di Montecitorio guadagni più del presidente della Repubblica, ben 237mila e 560 euro lordi annui, 20mila in più di Giorgio Napolitano. Eppure, rivela l’inchiesta dell’Espresso in edicola oggi, tra i 2.908 dipendenti dei palazzi i veri nababbi sono altri ancora. Gli stenografi del Senato a fine carriera, per esempio, che arrivano a uno stipendio di 253mila e 700 euro lordi all’anno. Cifre molto superiori alle indennità percepite dal premier Prodi (212mila euro), dal vicepremier e ministro degli Esteri Massimo D’Alema (189mila euro) e dal titolare dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa (203mila euro).

La forbice va dai 1.531 euro netti al mese di un commesso del Senato appena assunto ai 23.206 mensili di un alto dirigente della Camera dopo 35 anni di anzianità. Ma nell’inchiesta, intitolata «Eldorado in Parlamento», in cima alla classifica - ben distanziati da tutti - ci sono i segretari generali di Senato (Antonio Malaschini) e della Camera (Ugo Zampetti), «che a fine anno arriveranno a incassare rispettivamente 485mila e 483mila euro lordi».

Nella galleria presentata dal settimanale figurano anche i barbieri del Parlamento «che possono arrivare a guadagnare oltre 133mila euro lordi l’anno a fronte dei circa 98mila di un magistrato d’Appello con 13 anni di anzianità».

Dalle inchieste emerge la realtà di un trattamento particolarmente vantaggioso anche per l’età pensionabile: al Senato l’età media della pensione è di 56 anni. Privilegi incredibili, che però non impressionano affatto i presidenti di Camera e Senato, Franco Marini e Fausto Bertinotti: «L’efficienza, l’altissima professionalità e la dedizione al lavoro dei dipendenti del Parlamento - replicano in una nota - rappresentano una realtà di chiara evidenza che colloca gli apparati delle due Camere tra le amministrazioni di livello europeo».