Altro schiaffo a MontiAlla sua richiesta d'aiuto Berlino risponde picche

Dopo lo schiaffo ricevuto da Sarkozy (che ha annullato il vertice trilaterale sulla crisi), Monti incassa quello di Berlino. Il suo appello a fare di più per ridurre i costi di finanziamento sul mercato è andato a vuoto

Appello rispedito al mittente. L’Italia "può fare il lavoro da sola". Parole tranchant quelle pronunciate da Wolfgang Franz, capo dei consiglieri economici della cancelliera Angela Merkel. Parole che suonano più o meno così: la Germania non prende ordini da nessuno e l'Italia se la deve vedere da sola.

Insomma, la richiesta di "aiuto" fatta ieri dal presidente del Consiglio Mario Monti non sembra aver sortito alcun effetto. Almeno al momento. Dopo che il premier, in un'intervista al Financial Times, aveva invitato la Germania "a fare di più per aiutare l’Italia a ridurre i costi di finanziamento sul mercato", è arrivato lo schiaffo da Berlino.

E non importa che il premier abbia pure avvisato sulle conseguenze derivanti da un rifiuto tedesco di rispondere al suo appello. La Merkel tira dritto. Senza preoccuparsi della "potente reazione fra gli elettori dei paesi periferici dell’Eurozona", paventata da Monti. 

Il presidente del Consiglio aveva spinto il governo tedesco a comprendere che "è nel suo proprio interesse illuminato conferire una parte maggiore del proprio peso fiscale per abbassare i costi di finanziamento sul mercato dell’Italia e di altri governi altamente indebitati".

Monti aveva poi rivendicato di aver "tagliato le spese per il bene delle future generazioni di italiani" e "non per ordine di Berlino", rispondendo indirettamente alle critiche piovutegli addosso su una sudditanza nei confronti del governo tedesco. Non si sa se abbia convinto qualcuno, Monti. Ma di sicuro c'è che Berlino di sudditanza e imposizioni non vuol sentir parlare. Nemmeno da un professore illuminato e autorevole in Europa come il professore. 

Il quale, nell'intervista al quotidiano economico britannico, aveva fatto un accenno ai tassi di interesse, auspicando "miglioramenti visibili in altre aree. E in un paese come l’Italia, queste altre aeree possono solo essere i tassi di interesse. Se le azioni verso la disciplina e la stabilità non vengono riconosciute, ci potrebbero essere" ripercussioni "nei paesi sottoposti a tale disciplina".

Inoltre, il presidente del Consiglio aveva dichiarato che "una Bce indipendente si sentirà più rilassata una volta che il fiscal compact avrà 27 o 26 firme", aggiungendo poi che la Bce "nella sua autonomia potrà decidere se rallentare o meno la sua politica monetaria".

Nel dettaglio, il premier aveva rilanciato nuovamente l'ipotesi degli eurobond e l'aumento dello stanziamento del fondo salva Stati. Ma anche su questi temi, il capo dei consiglieri economici della Merkel è stato netto, bocciando gli interventi Bce sui bond.

Adesso, il rischio di collisione tra Roma e Berlino è alto. Secondo il Financial Times, la presa di posizione italiana potrebbe alterare le relazioni con la Merkel, dal momento che la cancelliera è sempre stata riluttante a intraprendere azioni più aggressive per abbassare i costi di finanziamento dell'area euro, per esempio con gli eurobond o aumentando le dimensioni dei fondi di salvataggio dell'eurozona.

Nel frattempo, Parigi ha promosso il governo tecnico italiano e le misure varate per fronteggiare la crisi economica. "Abbiamo piena fiducia nel piano dell'Italia per rispondere alla crisi economica", ha dichiarato il ministro francese dell'Economia, Francois Baroin. Una magra consolazione, dal momento che il presidente francese Nicolas Sarkozy ha assestato un duro colpo nelle sue relazioni con Monti, facendo saltare il vertice trilaterale previsto per venerdì a Roma e procrastinandolo a data ancora indefinita.