Il «Bacio» di Hayez svela un accordo politico

Significati nascosti anche in altri quadri: nella Cena in Emmaus tracce di un delitto del Caravaggio

Matteo Chiarelli

«Tu dammi mille baci, e quindi cento, poi dammene altri mille, e quindi cento, quindi mille continui, e quindi cento». Così Catullo nei Carmi forgiava con la parola l'idea dell'eros per eccellenza. Allo stesso modo Francesco Hayez, secoli più tardi, dipingendo il celebre «Bacio», dava forma e colori all'estasi dell'amore. Sulla sua tela due personaggi rapiti da un romantico bacio. Potremmo trovarci davanti a Giulietta e Romeo oppure a Paolo e Francesca e invece.. e invece, secondo i risultati dei più recenti studi su questa storica icona sentimentale, simbolo per tutti gli innamorati, il tema del quadro sembra essere ben altro. E non è certo l'unico caso di «significato segreto» che si nasconde dietro ad un capolavoro dell'arte. Forse nessuno immagina ad esempio che la celebre «Cena in Emmaus», realizzata da Caravaggio nei primi anni del Seicento, rechi nello stile le tracce inequivocabili del terribile delitto che da poco sconvolgeva la vita del pittore. Oppure che il bambino raffigurato da un anonimo artista di fine '400, nella cosiddetta Pala Sforzesca, a fianco di Ludovico il Moro, della moglie Beatrice d'Este e del loro figlioletto neonato, altri non sia che il frutto dell'amore proibito del duca con Cecilia Gallerani, la notissima «Dama con l'ermellino» ritratta a Milano da Leonardo da Vinci. Queste sono solo alcune delle singolari vicende che rimangono sopite tra i colori di tante opere d'arte, pronte a essere colte dallo spettatore scaltro che voglia andare oltre una superficiale lettura dei dipinti, addentrandosi tra le pieghe di eventi che coinvolsero pittori e committenti, specchio della società in cui vissero, della cultura di cui fecero parte, in breve, del loro tempo. E senza andare troppo lontano i milanesi potrebbero fare tante «scoperte» interessanti anche nella loro città.
I tre capolavori che abbiamo citato sono infatti custoditi alla Pinacoteca di Brera. Gli ultimi dati statistici sul museo meneghino però, confermando forse come Milano non sia «percepita» come città d'arte, non sono troppo confortanti. Nel «Dossier Musei 2005», la classifica dei musei più visitati d'Italia nel 2004, curata dalla Direzione studi e ricerche del Touring club italiano in collaborazione con l'istituto di ricerca Doxa, Brera risulta non solo esclusa dalle trenta principali gallerie nazionali, ma, nella stessa metropoli lombarda, con 211 mila visitatori, detiene solamente il quinto posto, dopo il Castello sforzesco, il Cenacolo, il Museo di storia naturale e quello della Scienza e della tecnologia. Eppure, il viaggio «avventuroso» tra le opere braidensi dovrebbe affascinare il visitatore attento a indagare sui lavori dei più grandi pittori di ogni tempo, ricchi di misteri e curiosità. Si potrebbe così scoprire, ad esempio, come il «Bacio» di Hayez non sia altro che una metafora politica risorgimentale. La rappresentazione emblematica dell'alleanza tra Francia e Italia nelle guerre per l'indipendenza italiana. Così almeno dicono le ultime ricerche su quest'opera che sottolineano sia come fosse stata realizzata poco tempo dopo l'entrata trionfale a Milano di Vittorio Emanuele II e di Napoleone III per celebrare i successi nella seconda guerra d'indipendenza che Francia e Italia, alleate, avevano appena ottenuto, sia come il pittore ne avesse anche eseguita un'ulteriore versione da presentare alla successiva Esposizione universale di Parigi. Cercando ancora tra i tesori di Brera si potrebbe poi scoprire che Caravaggio dipinse la «Cena in Emmaus» subito dopo la sua drammatica fuga da Roma, a seguito di una rissa scoppiata durante una partita di pallacorda, in cui rimase coinvolto ferendosi e uccidendo il suo avversario, Ranuccio Tommasoni. Nel dipinto, ridotti al minimo i dettagli descrittivi e di «natura morta», come mai in precedenza aveva fatto, l'artista si concentra sul dramma essenziale dei personaggi, scrutandone con forza i volti che soli appaiono dall'ombra.
Come non ricordare infine quando nel 1998 la pinacoteca ospitò per un mese «La dama con l'ermellino» di Leonardo e il quadro venisse appositamente collocato davanti alla citata Pala Sforzesca. Di colpo Ludovico il Moro, ritratto in quest'ultima con la legittima consorte Beatrice d'Este, si ritrovò di fronte, dopo più di cinquecento anni, la bellissima amante, Cecilia Gallerani. In pochi forse si accorsero del sottile accostamento...