La calata degli arabi: così gli emiri mettono le mani sull'Italia

Gli emiri comprano quartieri, compagnie aeree, maison di moda e molto altro.Timori per il superattivismo del Qatar

Il palazzo della Regione Lombardia, inaugurato quattro anni fa, è uno dei simboli della nuova Milano. Per costruirlo ci sono volute tre gru alte 200 metri della Raimondi Cranes, un'azienda vanto del made in Italy tecnologico, fondata a Legnano addirittura nel 1863. Un gioiellino tricolore che però parla ormai arabo: da un paio d'anni il proprietario è il principe Khaled bin Al Waleed Al Saud, figlio di quell'Al Waleed che fu a lungo tempo socio di Mediaset. A pochi passi da dove hanno lavorato i colossi della Raimondi c'è il modernissimo quartiere di Porta Nuova: un paio di settimane fa il fondo di investimento del Qatar ha annunciato di aver comprato anche l'ultimo 60% (già aveva il 40), un affare che vale quasi miliardi di euro. Da oggi i 25 palazzi della zona, tutti disegnati da famose archistar, sono totalmente in mano mediorientale. Nel grattacielo più alto ha sede la prima banca italiana per presenza internazionale, Unicredit. Banca italianissima ma il cui primo socio, è così arabo che più arabo non si può: il fondo Aabar, sede ad Abu Dhabi, che ha in mano il 5%. Le azioni della stessa Unicredit sono scambiate alla Borsa di Milano, da sempre polmone finanziario dell'industria della Penisola. Solo che anche Piazza Affari, attraverso la casa madre London Stock Exchange, è controllata da due soci che arrivano dal deserto: la Borsa di Dubai (ha il 17,4% del capitale) e la Qatar Investment Authority (10,3%).

Il gioco potrebbe durare a lungo. Perché a fermare l'avanzata dei capitali arabi non sono bastate una crisi economica internazionale e il calo dei prezzi del petrolio, che fa diminuire gli incassi dei Paesi produttori. Anzi, con l'ingresso in Alitalia di Etihad, la compagnia aerea di Abu Dhabi, la già citata acquisizione da parte del fondo del Qatar di porta Nuova e della Costa Smeralda holding, la società che controlla i più celebrati resort turistici sardi, la calata degli emiri ha acquistato una visibilità maggiore che in passato. Secondo alcuni calcoli gli investimenti islamici in Italia hanno superato i cinque miliardi di euro nell'arco di una decina d'anni. A prima vista una cifra di tutto rispetto. E così è, se la si guarda dal lato di chi è stato comprato. Ma se si valuta dal punto di vista degli acquirenti 5 miliardi diventano una goccia nel mare. Perché la potenza di fuoco finanziaria degli sceicchi è tale che si fa fatica anche a descriverla. Solo i fondi sovrani dei Paesi del Golfo, gli organismi statali che hanno l'incarico di investire i surplus derivanti dalla vendita del petrolio, hanno un patrimonio di 2,5 trilioni di dollari. O, detto in modo forse più comprensibile, 2.500 miliardi di dollari. L'autorità per gli investimenti di Abu Dhabi, il più grande tra gli emirati Arabi, in tutto 476mila abitanti con la cittadinanza, controlla una ricchezza di 773 miliardi, poi viene l'Arabia Saudita con 732 e l'Autorità per gli investimenti del Kuwait con 548, in fila seguono gli altri piccoli Paesi della zona. Ai 2,5 trilioni dei fondi sovrani si aggiungono le disponibilità dei grandi gruppi imprenditoriali (uno fra tutti: il gruppo Bin Laden, vedi il box a pagina 13). E poi ancora i patrimoni privati dei singoli: si calcola che i 40 uomini più ricchi della penisola arabica abbiano da soli una ricchezza di 146 miliardi di dollari.

Con tutti questi soldi gli sceicchi potrebbero comprarsi il mondo. E nei fatti lo stanno facendo. A Londra sono ormai in mani arabe lo Shard, il grattacielo più alto d'Europa, i grandi magazzini di Harrods, Scotland Yard, mitica sede della Metropolitan Police, il quartiere di Canary Wharf, con decine di palazzi e grattacieli sede di società finanziarie e grandi gruppi internazionali. Senza contare che gli emiri sono i primi soci della Barclays Bank e di un altro nutrito manipolo di società quotate. Nel quartiere di Mayfair, il più elegante della capitale britannica, il primo proprietario immobiliare è il duca di Westminster, al secondo posto ci sono gli Al Nahyan, la famiglia reale di Abu Dhabi. Qualche giorno fa il sindaco Boris Johnson ci ha scherzato su: «Sono lietissimo che Londra sia diventato l'ottavo emirato», riferendosi ai sette piccoli regni affacciati sul Golfo Persico che formano gli Emirati Arabi Uniti. A Parigi a negoziare in anni recenti l'iniezione di capitali arabi è stato direttamente l'ex presidente Nicolas Sarkozy. Grazie ai sui buoni uffici la famiglia reale del Qatar ha acquistato la squadra di calcio del Paris Saint Germain, la Qatar Investment Authority ampie fette degli Champs Elisée, decine di partecipazioni societarie tra cui il 5/6% delle strategiche Vinci e Veolia.

ALBERGHI E GRANDI MARCHI

Anche in Italia come in Francia a giocare da protagonista negli ultimi mesi è stato il Qatar. Nel nostro Paese però c'è una difficoltà. «Nel radar dei Fondi Sovrani del Golfo entrano quasi esclusivamente aziende di dimensioni rilevanti, almeno dai 200 milioni di euro in su, e le aziende italiane spesso sono piccole», spiega Paolo Mascaretti, partner della società di consulenza Kpmg Corporate Finance. Proprio per ovviare a questo problema il Fondo strategico italiano, emanazione della Cassa depositi e prestiti, ha creato di recente una joint venture con il fondo sovrano del Qatar che comprerà quote in aziende della penisola. «Gli arabi non sono particolarmente intrusivi da un punto di vista della gestione. Per questo possono essere interessanti per apportare risorse facendo crescere il capitalismo familiare italiano», dice Mascaretti. Dell'Italia amano i grandi brand della moda e il settore immobiliare: in poco tempo si sono comprati Valentino e Ferré, il cashmere di Ballantyne e la Forall con il marchio Pal Zileri. Molti tra i più grandi alberghi della penisola sono ormai loro: ultimi il St. Regis di Roma e il Four Seasons di Firenze. «Nel settore immobiliare puntano ai cosiddetti trophy asset, complessi di fascia alta, essenzialmente a Milano, Roma o Firenze, in città ad alto livello di riconoscibilità internazionale», conclude Mascaretti.

Spesso, però, i capitali arabi portano con sé una diversa visione del mondo e del business. E il loro arrivo prova polemiche e discussioni. Lo spericolato attivismo del Qatar ha creato per esempio di recente più di un problema alla comunità occidentale. Il Paese, sede dei più grandi giacimenti di gas del mondo, ha lo stesso numero di abitanti della provincia di Benevento, meno di 300mila. «La sua priorità è sempre stata quella di smarcarsi dal grande vicino saudita», spiega Valeria Talbot, ricercatrice dell'Ispi, responsabile della area Mediterraneo e Medio Oriente. Per riuscirci l'emiro Hamad bin Khalifa Al Thani (nel 2013 dimissionario a favore del figlio) ha prima fondato Al Jazeera, la tv satellitare ormai diventata una presenza con cui fare i conti nel mondo arabo. Poi si è candidato con successo a ospitare i mondiali di calcio del 2022. La vittoria qatariota è costata la distruzione della residua credibilità dei vertici del football mondiale. Il rappresentante del Qatar nel comitato esecutivo della Fifa è stato radiato per avere versato tangenti ai delegati dei Paesi caraibici e dell'Africa. E i sospetti di improprietà e corruzione su tutto il procedimento di assegnazione appaiono più che giustificati . Perfino il discusso zar del calcio mondiale, Joseph Blatter, ha dovuto ammettere, secondo alcune indiscrezioni giornalistiche pubblicate dal settimanale tedesco Der Spiegel , che la concessione del campionato al paese del Golfo «è stato un errore». Per il momento, dunque, nulla che possa essere particolarmente utile all'immagine del Qatar. Il peggio, sono però le ultime scelte politiche del Paese: al momento delle primavere arabe l'emiro ha scelto praticamente ovunque di finanziare gli islamisti: dai fratelli musulmani ai gruppi siriani anti Assad poi passati in qualche caso ad Al Qaida. Per non parlare del tradizionale appoggio ad Hamas (il numero uno del gruppo Khaleed Meshaal è tradizionale e riverito ospite al sontuoso hotel Four Seasons) o del sostegno ai predicatori più estremisti come Yusuf Al Karadawi. Quest'ultimo è una delle figure simbolo delle contraddizioni qatariote: teologo islamico, con tanto di programma fisso su Al Jazeera, ha pubblicato una fatwa che «benediceva» gli attacchi suicidi contro i soldati americani, elogiato Hitler per le politiche nei confronti dell'ebraismo, ed è finito nell'elenco delle «persone non grate» di molti Paesi europei.

CAPITALISMO DI STATO

Quanto alle pratiche di business, le compagnie aeree del Golfo (Etihad, Emirates e Qatar Airways), simbolo del nuovo presenzialismo arabo, nelle ultime settimane hanno visto esplodere una polemica durissima in terra americana. Nel mirino proprio i metodi e le caratteristiche del business frutto della rendita petrolifera. I tre colossi del trasporto aereo Usa, Delta, American e United Airlines, nonché i sindacati del personale di volo, hanno presentato al Congresso e alle autorità di regolamentazione un dossier di 55 pagine con una richiesta precisa: chiudere le porte alle compagnie degli sceicchi. Il motivo? Gli emiri, dicono i concorrenti Usa, stanno acquistando sempre nuovi spazi sui mercati internazionali, approfittando delle regole a tutela della concorrenza e della di mercato. Ma i primi a non rispettare queste regole sono proprio loro visto che sono cresciuti solo grazie al capitalismo di Stato praticato nei rispettivi Paesi. A finanziare il loro sviluppo sono i governi: solo negli ultimi anni hanno ricevuto aiuti illeciti per 42 miliardi di dollari. La risposta araba è stata sprezzante: «Gli americani migliorino la qualità delle loro compagnie anzichè accusare i concorrenti», ha detto lo sceicco Ahmed Bin Saed Al Maktoum, numero uno della Aviazione civile del Dubai. La battaglia, però, è solo all'inizio.

Commenti

Tuthankamon

Lun, 16/03/2015 - 14:38

Ho sempre pensato che la conquista dell'Italia e dell'Europa non sarebbe avvenuta con la violenza se non in maniera episodica o simbolica, ma con l'immigrazione (la pancia delle donne di Arafat ...) e con i capitali ... Hanno gia' fatto eliminare la Croce dal simbolo del Real Madrid. La faranno togliere anche alla Svizzera e a quei Paesi che ancora l'hanno e via dicendo. Per un po' di soldi venderemmo nostra madre!!

Ritratto di Giovanni da Udine

Giovanni da Udine

Lun, 16/03/2015 - 14:42

Cosa c'è da stupirsi ? Gli italiani entusiasti della globalizzazione (!) si meravigliano che arabi, cinesi, russi , tedeschi, ecc. si divorano le nostre migliori aziende a prezzi di svendita e si accaparrano i centri storici di città come Venezia, Roma, Firenze, ecc. ? E' inutile recriminare: i babbei catto-fiscal-comunisti stanno confezionando anche per i loro figli e nipoti un'Italia schiava del capitale straniero e comandata dai musulmani.

simone64

Lun, 16/03/2015 - 15:04

Megli questi che russi e cinesi. Almeno hanno gusto

Ritratto di Franco_I

Franco_I

Lun, 16/03/2015 - 15:17

A costo di arraffare ed arricchire le proprie tasche si venderebbero pure la famiglia. Ma di cosa ci stiamo stupendo? Non abbiamo più un marchio che conta Made in Italy. C'è da essere ORGOGLIOSI. Ringrazio i Governi che con le loro super tasse hanno fatto scappare chi vuole produrre e far lavorare. Troppe tasse ci stanno UCCIDENDO. Ma i Signori della Politica sembrano NON CAPIRE l'impoortanza di dimunuire il carico fiscale!! Poveri figli nostri, umiliati e costretti a lasciare l'ITALIA.

linoalo1

Lun, 16/03/2015 - 15:19

Ossia,loro fanno i loro interessi perché sanno bene che il Petrolio non è eterno e che,prima o poi,non sarà più la fonte primaria di energia!Tanto è vero che,nel giro di pochi mesi,il suo prezzo di vendita è dimezzato!Cosa mai vorrà dire?Lino

Ritratto di Scassa

Scassa

Lun, 16/03/2015 - 15:21

scassa lunedì 16 marzo 2015 Ma le famose bombe al neutrone dove sono nascoste ? Come sarebbero belli paesi come il Qatar ...dopo !!!!!!!!!!!!!!scassa.

Luis53

Lun, 16/03/2015 - 15:23

SE SI VENDE CON I RICAVI POSSIMO AIUTARE I PROFUGHI, INTEGRARE I ROM DARE LAVORO AI FABBRI CON INFERRIATE E NUOVE PORTE BLINDATE ,RISPARMIARE PERCHÉ E PERICOLOSO USCIRE DI SERA E ASCOLTARE I PREZIOSI CONSIGLI CHE CI VENGONO DATI DA RAITRE E LA SETTE.

pietrom

Lun, 16/03/2015 - 15:31

(Parte 1) Qatar: 300 mila abitanti, si sta comprando l'Europa. Se fossimo in qualunque altro periodo storico, non sarebbe un problema. Una limitata spedizione militare in Medio Oriente, e in una settimana il Qatar sarebbe una colonia europea. E ci prenderemmo tutto il petrolio e il gas che ci serve, gratis. Perche' oggi non si fa? Perche' e' un furto? Beh, c'e' molto da riflettere al riguardo. Guardiamo al tutto da una certa distanza. Abbiamo 300 mila abitanti che si comprano un continente, l'Europa, con i soldi che l'Europa stessa gli da per avere il permesso di estrarsi il petrolio. Che merito hanno quei 300 mila abitanti? NESSUNO. Hanno solo avuto la fortuna di nascere sopra i giacimenti. Bene. Cosa dice la legislazione europea? Che se io, cittadino europeo, sono proprietario di un terreno, posseggo solo la sua superficie. Il sottosuolo appartiene allo Stato, con tutte le sue risorse.

pietrom

Lun, 16/03/2015 - 15:35

(Parte 2) Estendiamo la regola a livello mondiale. L'Europa, l'America, l'Asia, hanno fame di energia? Che se la vadano a prendere dove c'e', pagando contributi ragionevoli alle popolazioni locali, ma senza chiedere il permesso a nessuno. Se cosi' fosse stato negli ultimi cento anni, oggi il Medio Oriente si troverebbe nelle stesse condizioni delle ultime migliaia di anni, a bordo dei cammelli. E l'invasione islamica non sarebbe un problema. Le regole che ci siamo dati nei secoli non hanno, non possono avere un valore universale. Se il diritto alla proprieta' privata e' sacro, lo deve essere solo tra di noi. Se qualcun altro ha sotto la sua terra la nostra linfa vitale, e' moralmente giusto andarsela a prendere con la forza, per far sopravvivere la nostra civilta'!

Ritratto di Gigliese

Gigliese

Lun, 16/03/2015 - 15:59

La Francia (grande Paese) non permette ad altri stati di acquistare la maggioranza delle azioni delle sue aziende (vds quando la Pirelli voleva acquisire una grande soc.francese, intervenne lo stato per impedirlo, acquisendo le azioni)noi invece..............

Ritratto di semovente

semovente

Lun, 16/03/2015 - 16:11

Altro che Porta Portese, l'itaglia è in vendita, datevi da fare, tutta roba buona ed a buon prezzo.

Ma.at

Lun, 16/03/2015 - 16:16

E' inutile pensare che i nostri politici, buoni a nulla ma sopratutto corrotti e complici dei terroristi intervengano , però ognuno di noi nel suo piccolo può fare subito qualcosa. per esempio, quando andate a fare benzina andate nei distributori che non sono degli arabi, quando andate in ferie non andate nei paesi musulmani, quando comprate un'auto infomatevi su dove viene prodotta e se è costruita dai musulmani cambiate modello.Questa metodo applicato su larga scala potrà contribuire a cacciare i parassiti arabi.

Ritratto di giordano

giordano

Lun, 16/03/2015 - 16:48

quando si trovera' l'alternativa al petrolio, loro avranno gia tutto il resto

Ritratto di Marco Marconon

Marco Marconon

Lun, 16/03/2015 - 17:04

pietrom - Certamente Pietrom, e poichè sotto casa tua c'è un sacco di acqua, gli arabi, assetati, per clima, di questo elemento naturale sarebbero autorizzati ad invadere il tuo orticello e venire a trivellarti il giardino per prendersi ciò di cui hanno bisogno. I miei complimenti per il tuo ragionamento. Credo che la tua cultura coloniale abbia fatto il suo tempo. E la storia lo dimostra.

ABC1935

Lun, 16/03/2015 - 17:42

L'Italia se la stanno prendendo non soltanto " comprandola a pezzi " ma soprattutto occupandola con quelle orde di " pseudo emigranti " che cominciando con il "kebab "e il "cuscus "e proseguendo con l'imposizione delle loro usanze e della loro religione , giungeranno ,quanto prima ,ad imporre al nostro imbelle e flaccido governo la costruzione di sempre più numerose moschee , imponendoci poi anche l'elezione di loro rappresentanti i quali , sostenuti dai tanti "immigrati " nel frattempo benevolmente accolti nella ospitale Italia , cercheranno di integrarci nell' ormai loro nuovo paese !!! E tutti vissero felici e contenti !!!!

Ritratto di stenos

stenos

Lun, 16/03/2015 - 18:05

Tra non molto anni tutti a cxxo in su verso la Mecca. Questi hanno capito che la corrotta società occidentale svuotata da tutti suoi valori fondamentali in cui l'unico dio è il denaro, te la compri. Che per quattro spicci ti vendono anche la madre.

Ritratto di rapax

rapax

Lun, 16/03/2015 - 18:27

i kompagni oltre a vendersi il Cuculo stanno vendendo anche quello degli "altri" solo che gli "altri" di soldi manco l'ombra...è chiaro che la politica di recessione comunista comprensiva di tassazione criminale..è tutta impostata per vendere l'Italia a sta gente!! sapevo che i kompagneros hanno sempre avuto il kukulo rosso per il troppo "uso" ma usassero sempre e solo il loro..

pietrom

Lun, 16/03/2015 - 18:29

@Marco Marconon: "Credo che la tua cultura coloniale abbia fatto il suo tempo. E la storia lo dimostra." - La storia dimostra che il mondo e' cambiato e sta cambiando a sfavore dell'occidente in gran parte per responsabilita' dell'occidente stesso.