Cento agenti per dare la caccia ai tre del branco

Paola Fucilieri

«Ci hanno sorpreso mentre eravamo in macchina. Quando li ho visti ho capito subito che non era una semplice rapina. Quei ghigni, quelle facce, il modo in cui mi guardavano..».
Ha raccontato tutto minuziosamente, soffermandosi quando occorreva anche sui dettagli più scabrosi, quelli che anche una ragazza che non è più una bambina, una piccola donna, fatica a spiegare a parole. La svolta alle indagini l’ha data proprio la testimonianza particolareggiata e terribile resa, tra dolore e rabbia, davanti agli investigatori dalla studentessa ventunenne violentata nella notte tra venerdì e sabato da un branco di cinque romeni ai margini della via Ripamonti, dove si era appartata sulla sua Cinquecento insieme al suo ragazzo. La coppia è stata sequestrata nei pressi della via Chopin, portata qualche centinaio di metri più in là, in aperta campagna. Quindi, mentre il ragazzo, costretto a spogliarsi, veniva tenuto sotto la minaccia di un coltello da uno dei delinquenti, gli altri quattro stupravano la studentessa a turno e per quasi un’ora.
Ora ci sono un centinaio di agenti che stanno dando la caccia ai tre balordi. Grazie alla sua testimonianza, infatti, gli investigatori della squadra mobile guidati dal dirigente Vittorio Rizzi hanno già preparato gli identikit. E hanno talmente tanti riscontri oggettivi - sostanza ematica, capelli, persino qualche traccia di liquido seminale - da potersi permettere di arrestarli senza bisogno di attendere il riconoscimento da parte della vittima i tre romeni tra i 18 e i 20 anni ai quali stanno dando la caccia senza sosta da sabato mattina.
Una manciata di ore subito dopo lo stupro, i poliziotti avevano già trovato l’auto (rubata) usata dai balordi e, poco dopo, catturato i due minorenni che fanno parte del branco, un quindicenne e un diciassettenne romeni. Giovane feccia metropolitana. Basti pensare che uno di loro, quando gli è stata chiesta l’età, ha affermato di essere maggiorenne. Una bugia smentita subito dopo dall’esame osseo e detta perché, a sentir lui, voleva essere rinchiuso a San Vittore anziché al carcere minorile Beccaria. «Come un vero uomo» ha spiegato. I loro complici hanno la polizia alle calcagna e le ore contate. Secondo indiscrezioni non apparterrebbero ai campi rom che tutti conosciamo (anche se potrebbero avervi trovato provvisorio nascondiglio braccati come sono). Provengono invece da qualche insignificante baraccopoli improvvisata, non lontano da via Ripamonti. Dove, all’angolo con via Noto, stasera alle 18 il consigliere provinciale di An Giovanni De Nicola e il Fronte dei cittadini chiamano in raccolta i cittadini per chiedere l’apertura, sempre rinviata, della nuova caserma dei carabinieri.