Claire Dowie in scena al Parenti diventa un uomo, con giudizio

Una metamorfosi di sapore kafkiano con la regia di Andrée Ruth Shammah

Igor Principe

Quando sulla scena italiana arriva uno spettacolo in lingua originale, la prassi vuole che si usino i sovratitoli in italiano. In questo caso, il teatro Franco Parenti ha deciso di raddoppiare gli allestimenti: uno nell'originale inglese, l'altro nel nostro caro idioma. Così fino al 22 ottobre sarà in scena H to he (I'm turning into a man), mentre dal 23 al 29 toccherà a Sto diventando un uomo.
Non è un eccesso di zelo a spingere Andrée Ruth Shammah, direttore del teatro, a rinunciare alla comodità del sovratitolo, ma il dare al pubblico la possibilità di vedere in scena l'autrice di questo testo contemporaneo e importante. Lei è Claire Dowie, e nella versione britannica, diretta da Colin Watkeys, sarà anche la protagonista; ruolo che, in italiano, è affidato a Sara Bertelà.
Testo importante, s'è detto. Non solo perché scritto da una delle principali figure della drammaturgia contemporanea, una Dowie cinquantenne nel pieno della sua maturità artistica. Ma soprattutto perché dovendo trovare un marchio al progetto di cui questo spettacolo è parte - il percorso teatrale, l'emozione della complessità, pensato da Shammah come apertura della stagione del Franco Parenti -, questo testo è forse il più adatto.
Dowie, immaginando una metamorfosi di sapore kafkiano con risvolti anche comici, dà voce a una donna che un mattino, svegliandosi, scopre che il suo fisico sta trasformandosi in quello di un uomo.
Di mutazione in mutazione il suo corpo avanza legittimi reclami, come il diritto all'esistenza e all'espressione della propria sessualità. Lo sconvolgimento nella vita della protagonista è inevitabile: tutto ciò che sembrava fissato per l'eternità in rigide categorie dell'essere si rivela irriducibile a un'abitudine e a un ruolo definito.
Specchio di questo disorientamento è la sessualità, verso la quale ogni definizione diventa impossibile. «Il problema è che ci vengono date solo due possibilità - dice Dowie -: se non sono una donna devo essere uomo. E se non sono etero, devo essere gay».