Concita svela l'asse Fini-Pd

La De Gregorio rivela il piano alle regionali nel Lazio: favorire la Polverini per rafforzare il Terzo polo. A danno della Bonino. "Un dirigente mi spiegò che conveniva perdere"

Roma - «Il nostro appoggio alla Bo­nino? Meglio che perda, così raf­forziamo Fini». Sembra un’era ge­ologica fa ma soltanto un anno e mezzo fa, il 28 e il 29 marzo 2010, il centrodestra metteva a segno una clamorosa quanto inattesa vitto­ria nelle regionali del Lazio. Un successo in controtendenza ri­spetto alle difficoltà vissute in quel periodo da tutti i governi europei in carica, reso ancora più significa­tivo dall’estromissione della lista del Pdl. Ebbene oggi, a distanza di un anno e mezzo da quella consul­tazione elettorale all’indomani della quale l’offensiva dei finiani salì ulteriormente di tono fino al tentativo di ribaltone del 14 dicem­bre, Concita De Gregorio, allora di­rettore de l’Unità , racconta un retroscena che fornisce ulteriori elementi per ricostruire il quadro di una fase controversa della no­stra storia politica recente.

«Emma Bonino si candidò a Ro­ma per assenza di un candidato dell’opposizione e aveva tutte le possibilità di vincere. Siccome il Pd non sembrava voler sostenere la sua candidatura, io andai da un altissimissimo dirigente del Pd e gli chiesi se per caso non avessero deciso di non sostenerla» raccon­ta la giornalista. «Se è così, dicia­mocelo, gli dissi, altrimenti è ipo­crita e inutile fare una battaglia del giornale.L’alto dirigente mi rispo­se così: “A noi questa volta nel La­zio ci conviene perdere. Perché sic­come la Polverini è una candidata di Fini ed è l’unica sua candidata della tornata, se vince, Fini si raffor­za all’interno della sua posizione critica nel centrodestra e, final­mente, si convince a mollare Ber­lusconi e a fare il Terzo polo, insie­me a Casini. A quel punto noi avremmo le mani libere per allear­ci con Fini e Casini e andare al go­verno”».

La replica della De Grego­rio è improntata allo stupore. «Ma come farà a spiegare agli elettori che volete perdere? E per giunta per allearvi con il Terzo polo?». Il vaticinio del superdirigente è laco­nico: «Ma non saremo noi a dare spiegazioni, la spiegazione la darà la crisi economica!». Un ragiona­mento che fa capire in maniera esplicita quanto nell’opposizione si puntasse sulla capacità di rottu­ra del gruppo finiano e si scommet­tesse sul ribaltamento del verdet­to popolare. Naturalmente la miccia fatta ca­der­e dall’ex direttore dell ’Unità ac­cende l’incendio delle recrimina­zioni in casa radicale. A Via del Na­zareno il responsabile Organizza­zione Nico Stumpo prova a butta­re acqua sul fuoco. «Solo poche pa­role: quelle affermazioni non han­no alcun fondamento». E Giusep­pe Fioroni, tirato in ballo come possibile protagonista del dialo­go, respinge con forza ogni illazio­ne. «Non sono io. Ho sostenuto la Bonino, punto e basta».

La reazio­ne del segretario radicale Mario Staderini è durissima. «Questa ri­velazione avrebbe del clamoroso se non fosse che avevamo denun­ciato tutto a tempo debito» dice, «bastava infatti guardare il budget della campagna elettorale del cen­­trosinistra, che nel caso della Boni­no era un quarto di quanto speso per Marrazzo».A questo punto,ag­giunge, «al di là del dirigente citato dalla De Gregorio, Pier Luigi Bersa­ni deve dire la verità e chiedere scu­sa agli elettori».