Cile, Bergoglio "spreta" Karadima per lo scandalo degli abusi

Karadima, sacerdote cileno già condannato dalla giustizia vaticana, è stato dimesso, in maniera definitiva, dallo stato clericale. Il papa, che ha operato in maniera "eccezionale", prosegue nel fare pulizia

Fernando Karadima è stato "spretato". Il sacerdote cileno, citato più volte e da più parti in relazione agli scandali che hanno travolto la Chiesa di quella nazione, è stato dimesso dallo stato clericale per volontà esplicitia del papa. La decisione di Bergoglio è arrivata settimane dopo che l'intero episcopato cileno aveva rassegnato le dimissioni, ma il provvedimento su Karadima era forse quello più invocato dalle tante vittime di abusi che continuano a chiedere giustizia. Il cileno era già stato sanzionato dalla giustizia vaticana a una vita di preghiera e penitenza, ma non erano in pochi a domandare che venisse "buttato fuori" una volta per tutte.

Papa Francesco, si può leggere in un comunicato della Santa Sede, ha operato da "padre" e "pastore" "per il bene della Chiesa", disponendo in maniera "eccezionale". La stessa sala stampa del Vaticano ha voluto sottolineare i "danni" provocati dai comportamenti del prete carismatico in Cile. Quelli per cui questa mossa si sarebbe resa necessaria. L'ex sacerdote sudamericano, come si legge anche su Vatican Insider, era già stato interessato da due provvedimenti di condanna emessi dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, ma solo da qualche giorno, grazie alla "linea dura" di Francesco, è stato estromesso, in modo definitivo, dal clero cattolico.

Tutta la vicenda era balzata di nuovo alle cronache durante la visita pastorale del pontefice argentino in Cile. Un viaggio che era stato condito da polemiche, per lo più relative al caso del vescovo Juan Barros: un presule che era stato incaricato in una diocesi proprio dal vescovo di Roma. Qualcuno, in merito a questa vicenda, potrebbe aver mal consigliato Bergoglio oppure, ancora, aver fornito delle informazioni non corrette.

In Vaticano si starebbero chiedendo chi è stato a indicare quel nominativo nonostante le accuse. Barros, come numerosi ecclesiastici cileni, faceva parte del seguito di Karadima ed è accusato di "aver assitito e/o di aver preso parte" agli abusi sessuali. Le vittime, più volte incontrate dall'ex arcivescovo di Buenos Aires, hanno iniziato a chiedere spiegazioni sulla nomina al pontefice, che in quella circostanza aveva parlato di "calunnie" e della necessità di possedere delle "prove". Una sorta di polemica con il cardinale cappuccino Sean O'Malley, le scuse e, soprattutto, il duplice invio del plenipotenziario per la lotta alla pedofilia, monsignor Charles Scicluna, hanno contribuito a schiarire un quadro che aveva reso il viaggio del papa abbastanza complicato. Forse il più complesso dall'inizio del pontificato.

Bergoglio, durante i mesi successivi alla scoppio della bufera cilena, ha già accettato la rinuncia di sette vescovi. Non è escludibile che altri ecclesiastici vengano allontanati. Il papa ha convocato per il prossimo febbraio una sorte di riunione straordinaria per parlare di prevenzione sugli abusi ai danni di minori e/o di adulti vulnerabili. Sono stati convocati tutti gli episcopati. Sta emergendo la chiara volontà di "fare pulizia", in Cile come nel resto del mondo, una volta per tutte.

Commenti

venco

Dom, 30/09/2018 - 14:41

Ma Bercoglio colpisce solo in Cile i preti pedofili, in altre parti del globo no, no.