Funerali delle vittime del tribunale. L'arcivescovo Scola: "Giusta pena per Giardiello"

Esequie di Stato, al duomo di Milano, per il giudice Ciampi e l'avvocato Appiani. Presente anhe il presidente della Repubblica. A Monza, in forma privata, funerale per la terza vittima, Giorgio Erba

Si sono celebrati, nel duomo di Milano, i funerali di Stato per l'avvocato Lorenzo Claris Appiani e il giudice Ferdinando Ciampi, due delle vittime di Claudio Giardiello. Ha partecipato anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che prima delle esequie si è trattenuto per qualche minuto con i parenti delle vittime. Diverse centinaia di persone si sono raccolte in piazza Duomo, dietro le transenne poste attorno al sagrato, durante i funerali. Affollate le navate del Duomo, con una grande presenza di operatori della giustizia. Attorno alla cattedrale una cintura di sicurezza delle forze dell’ordine. Tra le autorità i presidenti di Camera e Senato, Laura Boldrini e Pietro Grasso, il ministro della Giustizia Andrea Orlando, il governatore della Lombardia Roberto Maroni, il prefetto Francesco Paolo Tronca e il sindaco Giuliano Pisapia.

"Una giusta pena espiatoria" per Claudio Giardiello, ha auspicato il cardinale Angelo Scola, chiedendo poi di pregare per lui. Nella sua omelia il cardinale ha rivolto un appello ai milanesi: non devono "fermarsi alla comprensibile paura, alla giusta elaborazione di più rigorosi sistemi di sicurezza, a dialettiche, talora strumentali, tra le parti". Scola ha invitato a fare dell’amore "una sorgente di amicizia civica, un incisivo criterio di edificazione di Milano e delle terre lombarde in profonda trasformazione". Il cardinale ha quindi aggiunto che "non è questo un compito da riservare solo a quanti hanno responsabilità istituzionali", ma che "deve cominciare dal profondo di ogni uomo è di ogni donna della nostra metropoli".

Al termine dei funerali il cardinale ha stretto la mano ai parenti delle due vittime, fermandosi un po' più a lungo con la nonna di Appiani. Poi ha stretto la mano alle autorità e ha avuto una breve conversazione con il presidente della
Repubblica. I feretri sono stati quindi portati all’esterno del Duomo, seguiti dai familiari e dalle autorità.

Il perdono di Giardiello è "un pensiero difficile da accettare ma giusto". Così Stefano Verna, il commercialista ferito durante la sparatoria al tribunale, ha risposto a chi gli chiedeva se fosse possibile un atto di clemenza nei confronti dell’assassino.
Commentando anche il pensiero rivolto a Giardiello dall’arcivescovo di Milano, Angelo Scola, durante l’omelia dei funerali di Stato, Verna ha concesso che "anche i familiari di Giardiello in questo momento stanno soffrendo. Il perdono è giusto - ha aggiunto -, in qualche modo bisogna cercare di perdonare". Intercettato al termine della cerimonia funebre, Verna si è detto "stanco" aggiungendo comunque di stare "bene": "Avverto il dolore delle famiglie delle vittime - ha aggiunto - e cerco di non pensare a quello che è successo e di guardare avanti".

"Bisogna andare avanti uniti contro qualsiasi tipo di violenza", ha detto il sindaco Pisapia, che ha definito un momento di "grande tristezza" per Milano l'attacco al tribunale e ha sottolineato come sia "stato importante che ai funerali ci fosse il
Presidente della Repubblica. L'arcivescovo Scola - ha aggiunto - ha detto parole importanti rivolte alla città e al nostro Paese", sottolineando come nell'omelia siano state dette "parole molto importanti di fratellanza, amore, amicizia, e affetto nei confronti dei familiari delle vittime".

A Monza il funerale di Erba

"Un abbraccio di amicizia a Giorgio e la sua famiglia. Oggi qui c’è tutta la nazione, ancora sgomenta, che si raccoglie attorno a Giorgio, al giudice e all’avvocato". Con queste parole monsignor Garascia ha aperto la celebrazione dei funerali di Giorgio
Erba
nel Duomo di Monza. L’imprenditore è rimasto ucciso in Tribunale a Milano con il giudice Ciampi e l’avvocato Appiani. Circa duecentocinquanta persone hanno accompagnato la vedova dell’imprenditore ucciso, Rosaria Mollicone e suo figlio Riccardo. Oltre al presidente del Senato Pietro Grasso, erano presenti anche il procuratore della Repubblica di Milano Edmondo Bruti Liberati e di Monza, Corrado Carnevali. "Sono qui per richiesta della famiglia come cittadino, per stare vicino alla famiglia", ha spiegato Grasso, che ha preso parte alla funzione in forma privata. Al termine della cerimonia la moglie e il figlio di Erba hanno salutato la bara con un bacio. Giorgio Erba era nato a Cologno Monzese 59 anni fa, campione di volo e vela, era imputato a processo insieme al suo assassino Giardiello. Erba si è spento in ospedale, dove era arrivato in condizioni disperate.

Commenti

Giacinto49

Mer, 15/04/2015 - 18:03

L'idea di funerali di Stato è da sempre legata a ben altri avvenimenti. Cosa dire, speriamo che le successive indagini non smentiscano i "meriti" al momento riconosciuti.

kayak65

Mer, 15/04/2015 - 18:19

e per i preti pedofili o gli amici rom clandestini che uccidono gente inerme e indifesa? no quelli sono poveretti

tonipier

Mer, 15/04/2015 - 18:22

" LE COMMEDIE ITALIANE" Un Cardinale non dovrebbe assolutamente intromettersi ad invocare una giusta pena se non conosce realmente i fatti avvenuti.

Ritratto di Luigi.Morettini

Luigi.Morettini

Mer, 15/04/2015 - 18:33

Bravo Scola. E per i terroristi islamici che continuano a SCANNARE i CRISTINI, invece, che tipo di PENA GIUSTA si sente di richiedere o proporre???

Ritratto di ilvillacastellano

ilvillacastellano

Mer, 15/04/2015 - 19:05

"L'arcivescovo Scola: "Giusta pena per Giardiello"". Detta così da questo prete, l'espressione sembra più una richiesta di vendetta. Ci fossero pure richieste di questo genere o solamente "giuste pene" per gli assassini dei figli del popolo! In questo caso, cioè quando colpiscono uno del popolo, i delinquenti sono già liberi quasi lo stesso giorno del misfatto, tra l'indifferenza della sedicente giustizia e delle sedicenti autorità. Autorità che, guarda caso, si scomodano solo in queste occasioni, quando viene colpita la casta. Per i figli del popolo niente, neanche fossero figli di nessuno o, peggio ancora, figli di "buona" donna.

Ritratto di bonoitalianoma

bonoitalianoma

Mer, 15/04/2015 - 20:32

Chissà perché in un passo del Vangelo Gesù disse: Date a Cesare quello che è di Cesare e date a Dio quello che è di Dio. L'officiante non doveva intromettersi nel campo che è di competenza della Magistratura, ma semmai ricondurre il fatto alle cause umane che l'hanno provocato. Più che un funerale mi sembrava di vedere una sfilata per rimpinguare la notorietà dei soliti noti ... esclusi i parenti dolenti.

Ritratto di mr.cavalcavia

mr.cavalcavia

Gio, 16/04/2015 - 06:02

Kabobo invece? Pena da mitigare?