Tutti i cardinali pro migranti nella Chiesa di papa Francesco

La Chiesa di papa Francesco, in questi sei anni, si è distinta per spirito pragmatico. La "stanza dei libri" è vuota. I cardinali agiscono in favore dei migranti

Nella "Chiesa in uscita" di Papa Francesco, quella "ospedale da campo", c'è spazio per i richiami verbali pro accoglienza, ma in misura maggiore per i gesti concreti. Magari non sbaglia chi sostiene che con il pontificato dell'argentino ci sia stata una svolta pragmatica. Dagli altari provengono continui moniti sulla necessità di estendere era omnes la tutela e la difesa dei migranti, ma è sul piano materiale, quello più tangibile, che i cardinali di Jorge Mario Bergoglio fanno la differenza.

A Roma, nel maggio del 2019, si può raccontare di un porporato polacco inoltratosi sino al contatore di uno stabile occupato. Il resto lo conoscete. Il cardinal Krajewsky, creato nel corso dell'ultimo Concistoro, ha dedicato la sua vita agli ultimi. Qualcuno potrebbe accostare le odierne istituzioni ecclesiastiche al pauperismo. Quello che si mormora in giro, però, sembra importare poco a chi, basandosi sul pensiero teologico - pastorale dell'ex arcivescovo di Buenos Aires, ha fatto dell'immersione nelle periferie economico -esistenziali una cifra stilistica. E quello di Krajewsky è solo l'ultimo di tanti casi, forse quello più eclatante. La prassi prevede una terna verbale: "vedere, giudicare, agire". Non bisogna fermarsi al livello teologico. Le diatribe giuridiche o dottrinali lasciano il tempo che trovano. Nella Chiesa di Francesco c'è soprattuto da fare.

Il cardinale tedesco Reinhard Marx, presidente della Conferenza episcopale teutonica, era balzato alle cronache, oltre che per la laicizzazione della vita ecclesiastica, per una donazione di 50mila euro effettuata in favore della Ong LifeLine. Un altro tedesco, il cardinale Gerhard Müller, segnala di tanto in tanto come l'Ecclesia non possa essere trasformata in una Organizzaione non governativa. Ma il "vedere, giudicare, agire" non conosce deroghe. Un altro che si è distinto per concretezza è il cardinale di Agrigento, Francesco Montenegro. Per lui parla quanto messo in campo in questi anni da Caritas Italia e dalla Fondazione Migrantes.

Esistono opere già compiute, ma anche quelle da potersi compiere. Gli intellettualismi, in questa fase storico - ecclesiastica, hanno un valore relativo. La declinazione politica in senso alto, quella sì, interessa. Il prossimo appuntamento è il Sinodo sull'Amazzonia, dove si dovrebbe discutere, tra gli altri punti all'ordine del giorno, di ecologismo e di "viri probati". Ma in quella zona di mondo gli ecclesiastici dovranno fare i conti con chi, nei confronti dell'ambientalismo e del cosiddetto terzomondismo, non nutre poi molta simpatia. E allora la parola d'ordine diviene "resistenza". Anzi, "resistenze", che sono state chiamate in causa da un altro porporato, il brasiliano Clàudio Hummes, in questa intervista rilasciata a La Civiltà Cattolica . Lo stesso ha sottolineato la necessità di promuovere una "Chiesa indigena".

La "stanza dei libri" può attendere. La Chiesa di papa Francesco sembra aver preso la residenza in quella delle opere.