Banksy e la Street Art: il fenomeno artistico è in continua evoluzione

Le opere di Banksy approdano nei musei internazionali contro la sua autorizzazione. In Italia lo espongono Palazzo Medici Riccardi a Firenze fino al 24 febbraio 2019 e il Mudec di Milano da oggi fino al 14 aprile 2019. Un clima generale che desidera indagare la posizione e il valore dell’artista nell’arte mentre altri che usano gli spazi urbani per riscuotere successo mescolano stili in equilibrio tra passato e presente

Un vero e proprio mercato quello di Banksy e della Street Art contemporaneo, tanto da essere conteso o avverso, ma pur sempre riunito in una corrente che ha fatto letteralmente strada nel divario tra crimine e arte al di fuori dell’ordinario e dove le mostre riescono, ma grazie al supporto di sponsor e collezionisti privati.

A Milano l’esposizione The Art of Banksy A Visual Protest inizia oggi fino al 14 aprile 2019 presso MUDEC-Museo delle Culture. Un progetto curato da Gianni Mercurio e da 24 Ore Cultura articolato in sezioni con oltre 80 lavori. Una chiave di lettura sull’artista che ha trasformato gli spazi pubblici e catalizzato in modo esponenziale l’attenzione di persone, stampa, celebrità, mercanti e case di importanti collezionisti; aumentata dopo l’asta di Sothesby’s a Londra, dove l’autore di Girl With Baloon, del valore di oltre 1 milione di euro, ha distrutto con uno stratagemma l’opera battuta all’asta e ridicolizzato gli ospiti presenti, certificando la scena in un video-regia presente sul suo sito.

Il percorso del Mudec è a carattere didattico con un leggero approccio critico, ideale per i piccoli e con la possibilità di partecipare a dei laboratori. Ci sono riproduzioni in edizioni limitate, litografie, dipinti, prints, fotografie, un documentario a cura di Butterfly Art News, una produzione di cover di vinili e cd e uno spazio video multimediale per i murales. Una collezione utile per capire gli aspetti politici, sociali e culturali che si celano nelle sue opere, ovvero le forme di protesta visiva con messaggi irriverenti e le provocazioni nei confronti dell’arroganza, del potere e del consumismo. Una retrospettiva che analizza le influenze storiche e musicali, come rap, hip hop e punk, l’attitudine sperimentale, la relazione tra il paesaggio umano e le realtà urbane e la pratica détournement o situazionista, che gli permette di irrompere, modernizzare ed emergere da certe noie dell’arte.

Banksy è una rivoluzione culturale e l’artista dello stencil ha incrementato tecniche espressive e collaborazioni, ma si trova a favore dell'arte se è pubblica ed è contro la mercificazione. Un settore, quello dell'arte, dove entra in via convenzionale in selezionati canali e nella street art resta l'unico che ha creato un mito leggendario dall’identità segreta che affronta politica e istituzioni e sostiene certe cause sociali. Il suo materiale non è cosi semplice, perchè oltre a forma, contenuto e anonimato, il celebre artista o gruppo, detesta certi art dealer e c’è un mercato nero che organizza rivendite e mostre fake, oltre alle sue personali e alle esclusive presentazioni dei musei non ufficiali. Amato, imitato, sdradicato, censurato, lucrato, venduto, cancellato, rubato, beffato, certe opere possono valere milioni e lui vanifica il sistema artistico se corrompe la sua arte. Il suo stilema è un invito a non allontanarsi dai problemi reali e il suo universo utopico che trascende le arti può generare azioni di varia natura. Nei soggetti preferiti e presenti nelle mostre, ratti, bambini, polizia, soldati e altro come Tesco, un caso simile alla lattina Campbell per Andy Warhol e i dibattuti temi dell’immigrazione, della guerra e della religione.

Fra le informazioni di rilievo, gli inizi a fine anni 90 nella sua citta di provenienza, Bristol, dove la sua arte è inserita come parte enigmatica, spontanea e riconosciuta dell’arredo urbano. Il documentario del 2010 realizzato da Thierry Guetta, alias Mr Brainwash, Exit Through the Gift Shop, il 2013 a New York, dove viene consacrato mentre scatena la polizia e il pubblico con iniziative dissacranti. I suoi interventi con le figure delle multinazionali, della politica e dell’arte stessa, anche attraverso gli eventi, come nel 2015 il parco a tema Dismaland, dimostrazione dell’ipocrisia della società con principesse disneiane decadenti e terrorizzate e installazioni degradanti, sfondo di un reality dark realizzato con altri artisti come Damien Hirst. Un’esposizione per turisti in seguito smantellata per diventare la casa dei profughi di Calais, baraccopoli dove interviene inserendo il murale Steve Jobs come metafora della produttività perché era figlio di un rifugiato siriano e che, gli immigrati, hanno genialmente deciso di mostrare per guadagnarci. Sempre per Calais a Londra nel 2016 presso l’area dell’ambasciata francese crea un murale con il soggetto della piccola Cosette di Hugo dei Miserabili con le lacrime che richiamano ai gas lacrimogeni e accanto un Qrcode che si connette a un video che mostra i profughi assaliti dalla polizia. Nel 2017 costruisce l’hotel The Walled Off a Betlemme con stanze con vista sul muro che separa i territori della Cisgiordania colpiti dal conflitto, e accolto ma anche criticato da una parte della popolazione, vi realizza con il regista Danny Boyle il documentario The Alternativity, e, in riferimento, attualmente presente alla mostra, nelle vendite web e sul sito dell’artista, c'è un’immagine scaricabile con una giostra simbolica, un poster recante il nome della Palestina che fa appello all’esercito d’Israele con sapiente ironia, per richiamare la sensibilità collettiva verso questa guerra.

Parallelamente al suo successo, l’arte di strada assume un significato più ampio al di là dei comuni imbrattatori o di quella dei primi writers degli anni 70 con le bombolette ma conserva la stessa origine multiculturale e il graffitismo (categoria distinta nella street art) è utilizzato da Banksy, ma si discosta da Keith Haring e da Jean-Michel Basquiat, che si trova a Parigi alla Fondazione Louis Vuitton fino a gennaio 2019, perché non gli interessa portarlo dalla strada alle gallerie per affermarsi e lascia questo genere libero senza mescolarlo alla pop-art, se non per qualche affinità.

In generale gli artisti della corrente street art sono numerosi e c’è sempre chi cerca di ascriversi per abbracciare la popolazione o sorprendere. In passato erano spirito ribelli ma oggi ci sono anche studenti specializzati ed è necessario cercare di suddividere le arti visive o le intenzioni perchè sono differenti. Fra i nomi famosi l’artista e illustratore Shepard Fairey, altrimenti detto Obey, noto per il suo manifesto per Barack Obama, Invaders, pseudonimo del gioco arcade dell’artista francese che con la tecnica a mosaico e pixels originali crea piccoli ritratti di videogiochi e personaggi del cinema anni 80-90 in un progetto iniziato nel 1998 sparso per gli angoli della terra e rintracciabile attraverso delle mappe. Più recenti ZEVS con la sua tecnica liquidated e KAWS, legati a design, scultura, oggettistica giocattolo e cultura della rappresentazione della marca e loghi; mentre in altre dimensioni esplorate ci sono creativi che lavorano per matrice indipendente oppure commerciale nella branca street costruita per fare pubblicità d’arte, con scritte, volti e muri affrescati, come quelli realizzati da Ignasi Monreal, l’artista visivo di di successo che s’ispira all’arte fiamminga per rappresentare un universo illusione glamour attraverso diversi strumenti. Ma ci sono altri artisti che si dedicano alla cultura e al recupero urbano, come Nespoon o The Matrix, artista al femminile di origine polacca che utilizza il pizzo come filo conduttore décor per la riqualificazione del territorio in wall-art con trame che amplificano le architetture con l’ornamento e richiamano a usi e costumi della società o delle tradizioni per reintegrare qualcosa, intervenendo anche nelle zone dismesse.

http://www.banksy.co.uk/

http://www.mudec.it/ita/