«Ecco la mia Resistenza: da partigiano, ma non da comunista»

Probabilmente se non ci fosse stato quel giorno, le sue memorie non le avrebbe mai scritte. E «quel giorno» è il 25 aprile 2006, un anno e mezzo fa, quando su una carrozzella spinta dalla figlia, candidata sindaco della città, fu duramente contestato durante il corteo per l’anniversario della Liberazione. E sì che lui era uno dei pochi, tra quanti sfilavano, ad aver visto la vera Liberazione, quella del ’45; e di sicuro era l’unico, tra quanti sfilavano, ad essere stato decorato con due medaglie al valor militare, una d’argento e una di bronzo. Solo che la Resistenza l’ha fatta dalla parte “sbagliata”, tra i “bianchi”, invece che tra i “rossi”: nella leggendaria «Organizzazione Franchi» di Edgardo Sogno sostenuta dai servizi segreti inglesi. «Quando finì la guerra e in Italia si trattò di costruire un nuovo Paese e una nuova politica, la Resistenza fu immediatamente occupata dal punto di vista ideologico dal partito comunista. E per tutti gli altri partigiani non ci fu più spazio. Chi non era comunista, anche se aveva combattuto per liberare l’Italia dal nazi-fascismo, fu dimenticato». È per questo motivo che a 86 anni lucidamente portati, Paolo Brichetto Arnaboldi ha deciso di raccontare le sue memorie. Le Memorie di un partigiano aristocratico (Mondadori).
Milanese illustre (la madre Emilia Airoldi di Robbiate Arnaboldi, discendente da nobili famiglie lombarde, è animatrice tra le due guerre di uno dei più vivaci salotti letterari della città, mentre il padre, Virgilio Brichetto, è un affermato uomo d’affari genovese), un’infanzia divisa tra la casa di via Sant’Andrea e il castello di Carimate, Paolo Brichetto Arnaboldi durante la guerra è un giovane sottufficiale dell’esercito. «Quando nel ’43 ci fu da scegliere, non ebbi dubbi. Dopo l’8 settembre non potevo rimanere inerte. Ero di stanza a Cantù, mi chiesero di portare oltrefrontiera, a Lugano, una colonna di camion del mio reparto perché non cadessero in mano ai tedeschi, e lo feci. Così inizia la mia resistenza».
Una resistenza vissuta alla macchia, come tutti, ma in prima linea, come pochi. Paolo Brichetto Arnaboldi è determinato, ha fegato, parla inglese e tedesco. Per gli angloamericani è un referente prezioso. Per l’organizzazione logistica della Resistenza bianca, un elemento insostituibile. E a Ginevra, aprile ’44, conosce Edgardo “Eddy” Sogno. Un incontro decisivo. «Lo conobbi grazie al giro dei rifugiati italiani in Svizzera. Mi parlò del suo progetto di organizzare una formazione partigiana appoggiata alla Special Force britannica. E mi unii a lui. Che tipo era Sogno? Una persona colta, intelligente. Grande carisma ed eccellente diplomatico. Con lui e altri partigiani della Franchi passai la frontiera e tornai in Italia. La prima operazione militare cui partecipai fu il rapimento della figlia di un console tedesco, a Torino, da usare come scambio di prigionieri. Dopo, Sogno mi affidò il territorio della Valsesia: dovevo organizzare i campi di lancio e sovrintendere agli invii di armi e materiali degli Alleati. Fino a quando non fui arrestato dalle SS: fui tradito da una spia. Mi portarono alle Carceri Nuove di Torino, poi a San Vittore, qui a Milano. E nel giro di poche settimane in Germania, a Dachau. Era il febbraio del ’45».
Dachau, campo di concentramento. Paolo Brichetto rischia la pelle ma resiste, ancora una volta. Dopo l’arrivo delle truppe americane, con le quali inizia a collaborare, improvvisamente si ammala e cade in coma. Ne esce dopo quasi due mesi. E finalmente torna a casa.
«Cosa feci dopo la guerra? Due cose: da una parte cercare di riacquistare, nell’anima e nel corpo, quello che gli orrori della guerra e di Dachau mi avevano tolto; e portare avanti, accanto a Sogno, i miei ideali liberali e democratici, per il bene del Paese. Una cosa che continuerò a fare, fino a quando ne avrò la forza». Anche scendendo in piazza su una carrozzella... «Anche su una carrozzella». Anche a 86 anni... «Anche a 86 anni». E a 87, se fosse necessario... «Anche a 87». Senza avere paura... «Senza paura. Mi creda, ne ho avuta molto poca nella mia vita».

Il libro di Paolo Brichetto Arnaboldi «Memorie di un partigiano aristocratico», scritto insieme a Carlo Maria Lomartire e pubblicato da Mondadori, sarà presentato martedì 4 dicembre alle ore 18 a Palazzo Dugnani (via Manin)