Bpm si prepara per Webank e sfila gli artigiani dalle filiali

L'ad Castagna accentra tutte le decisioni sui crediti alle imprese fino a 15 milioni di fatturato. Poi toccherà alle famiglie

Giuseppe Castagna mette mano all'ossatura della Popolare di Milano per fare posto a Webank - l'integrazione dell'ex controllata digitale sarà efficace dal 23 novembre - e rivede i compiti delle filiali, accentrando la catena di comando sui crediti ad artigiani e piccoli imprenditori, da sempre strategici per la cooperativa lombarda.

Ottantasette dei 99 sportelli principali («hub»), in sostanza le portaerei di Bpm sul territorio sotto le quali operano con uno schema a grappolo un dato numero di agenzie minori («spoke»), perderanno infatti la gestione anche delle pmi. La responsabilità passa al piano superiore, e cioè ai sei «distretti di sviluppo» in cui si articola la cooperativa (Milano, Nord Est, Nord, Piemonte, Ovest, Centro Sud). Restano esclusi dal depotenziamento solo 12 hub: il criterio applicato è dimensionale e prevede come requisito minimo la gestione di 4 portafogli di clientela da almeno 15 milioni di ricavi ciascuno.

Gli 87 responsabili corporate che hanno perso la poltrona saranno ricollocati nel gruppo con qualifiche variabili da «gestori aziende» a «responsabili aziende di distretto». Ma tra i dirigenti di Piazza Meda si sibila che il prossimo passo di Castagna sarà accentrare la supervisione anche sul ramo retail.

I particolari sul riassetto della clientela corporate, sono contenuti in una informativa di dieci pagine, corredata da 40 slide (consultate dal Giornale ), che illustrano come è la banca oggi e come sarà domani in ognuno dei suoi meandri: il calcio d'inizio è previsto a gennaio 2015, e Bpm specifica che le innovazioni saranno applicate con «carattere di gradualità».

Nel gioco degli equilibri interni aumenta di peso la «Funzione Mercato», che ingloba l'ex Webank dentro alla neonata scatola «Multi Channel Banking». Sale quindi l'influenza di Jacopo De Francisco, l'ex Mckinsey voluto dall'ex presidente Andrea Bonomi per affidargli il cuore della banca sotto all'allora ad Piero Montani (poi inviato da Bankitalia a salvare Carige). Il tutto con buona pace dell'attuale direttore generale di WeBank, Luca Gasparini.

Il «Multi Channel Banking» avrà 149 addetti, tra i 112 ex Webank e 37 di Bpm ora in distacco, che dovranno occuparsi di customer care, sviluppo digitale, «filiale virtuale» (aperture di conto corrente, deposito titoli, emissione di assegni circolari), supportare i promotori e sviluppare i prodotti online. La fusione Webank porta anche circa 5 milioni di risparmio, che non fanno male visti i tempi, derivanti dallo stop della fatturazione infragruppo dei servizi web.