Fca rilancia il marchio Fiat "Avrà un futuro in Europa"

Manley: «Grazie ai nostri brand sopravviveremo alla rivoluzione tecnologica». Occhi sulla 500 e sull'elettrico

Mike Manley rilancia il marchio Fiat. «Avrà un futuro - afferma l'ad di Fca - e la nuova 500, al suo decimo anno sul mercato, ne è la dimostrazione, visto che ha raggiunto il massimo storico delle vendite». Manley, intervistato dall'agenzia Bloomberg in occasione dell'uscita (oggi) del libro «Sergio Marchionne», a cura di Tommaso Ebhardt per Sperling & Kupfer, riconosce a Fca il valore aggiunto di essere «una casa di brand», particolare che «consentirà al gruppo di sopravvivere alla rivoluzione tecnologica in corso nel settore», tra elettrificazione delle vetture, connettività e guida autonoma.

E tornando al marchio Fiat, sul quale lo scomparso Sergio Marchionne aveva iniziato una riflessione, Pietro Gorlier, responsabile Emea di Fca, afferma di «vedere, per il brand torinese, un brillante futuro in Europa con la famiglia 500, che include il Suv, 500X, e considerando anche il concetto di mobilità».

Il riferimento è al concept elettrico Centoventi, presentato al Salone dell'auto di Ginevra, che i clienti possono personalizzare a piacimento; veicolo che potrebbe rappresentare la risposta proprio di Fiat alle nuove esigenze legate alla mobilità urbana, tra cui la funzione di robotaxi.

Nella chiacchierata con Bloomberg, Manley porta sul palmo della mano i gioielli del gruppo - Jeep, Alfa Romeo e Maserati - nomi che conferiscono all'azienda un vantaggio competitivo rispetto ai concorrenti. E parlando di Jeep, cita l'icona Wrangler, modello che come l'italiana Fiat 500 continua a riscuotere importanti consensi.

Ricordando il suo predecessore, l'ad di Fca afferma che «molti ceo che guarderanno a Marchionne dall'esterno, non potranno che riconoscere il coraggio nel compiere le sue scelte, prendendolo come un punto di riferimento per il proprio mandato». Per poi aggiungere: «Al mondo, Sergio ha mostrato di essere schietto su una serie di temi importanti, non conformarti allo status quo, e allo stesso tempo essere un amministratore delegato di grandissimo successo».

Di Marchionne parla anche Richard Palmer, cfo di Fca, pure lui candidato lo scorso anno a prenderne il posto, che insieme al presidente John Elkann e a Manley, lavora sulle nuove strategie di Fca. Tra l'altro, Palmer è entrato nel cda del Lingotto ed è lui a occuparsi del tema alleanze. «Marchionne - commenta Palmer - si considerava essenzialmente una persona che fa le cose e le mette a posto. Diceva sempre che la leadership è un privilegio».

Il capitolo Cina, ora. Il libro di Ebhardt rivela una serie di approcci da parte di gruppi cinesi allo scopo di acquisire Fca. L'azione più importante riguarda il patron di Geely, Li Shufu, che nell'estate del 2017 aveva avanzato due proposte a Fca, «lettere mai prese veramente in considerazione dai vertici del Lingotto».

«Marchionne - si legge nel libro - era convinto che Donald Trump mai avrebbe accettato che Jeep passasse a un gruppo cinese».

Intanto, la capatina ultra riservata di Manley all'Auto Show di Shanghai, ha prodotto i suoi effetti. Daphne Zheng non è più responsabile per la Cina di Fca. Max Trantini, oltre all'interim del mercato cinese, è il nuovo capo della società Fca-Guangzhou Automobile Group (Gac).