La Fed resuscita le Borse mondiali

Parla il presidente Powell: "Pronti a cambiare la rotta della politica monetaria"

Torna il sereno sulle Borse mondiali. Wall Street si è lasciata alle spalle il tonfo legato ad Apple e anche le piazze europee ieri hanno cominciato a correre dopo le parole di Jerome Powell. Il governatore della Federal Reserve «resiste» agli attacchi di Donald Trump: «non mi dimetterei se lo chiedesse». E assicura: la Fed sarà «paziente» e «flessibile» nella sua politica monetaria. Powell ha promesso di ricorrere a «tutti gli strumenti a disposizione», compresa la riduzione del bilancio della Fed che solo un mese fa sembrava intoccabile. Immediata la reazione dei mercati, già in forte rialzo grazie alla decisione della Cina di tagliare le riserve per le banche in modo da stimolare l'economia, al nuovo round di trattative commerciali fra Washington e Pechino e ai dati sopra le attese dell'occupazione americana.

Nonostante il calo dell'inflazione dell'Eurozona all'1,6%, Londra è salita del 2,18%, Parigi è rimbalzata del 2,72% mentre a Francoforte il Dax è cresciuto del 3,37%. Bene anche Milano: +3,37 per cento. Mentre il Dow (alle ore 20) saliva del 3,2% e il Nasdaq del 4,4%. A Wall Street, dopo la scossa provocata giovedì dal taglio delle previsioni di fatturato di Apple, la situazione sembra migliorata anche per Cupertino, che aveva bruciato il 10% del valore delle sue azioni in Borsa in un solo giorno, in progresso del 3,8 per cento. Una psinta è arrivata dai numeri del mercato del lavoro: l'Azienda America ha creato in dicembre 312.000 posti di lavoro, decisamente più dei 184.000 attesi dagli analisti. Il tasso di disoccupazione è salito al 3,9% dal 3,7% di novembre: si tratta di un aumento positivo perchè innescato dal maggior numero di americani usciti dalla retrovie per cercare un'occupazione.

Ma sono state le parole di Powell a fare la differenza per i mercati. Il presidente della Fed è intervenuto a una tavola rotonda con i suoi predecessori Janet Yellen e Ben Bernanke in occasione dell'assemblea annuale dell'American Economic Association, ad Atlanta. Powell, che nei giorni scorsi era stato criticato dal presidente Trump, per aver alzato i tassi di interesse Usa, ieri ha spiegato che la banca centrale «ascolta attentamente» il messaggio lanciato dagli investitori ed è pronta a cambiare strada. Se le condizioni finanziarie dovessero diventare troppo restrittive - e quindi, se la Borsa dovesse scendere ancora - la politica monetaria potrebbe cambiare. L'economia americana, ha spiegato Powell, continua a segnalare «una crescita moderata». I mercati però, ha aggiunto, stanno scontando qualcosa di più rispetto a quanto è possibile ricavare dai dati economici.

Eventuali interventi rapidi e flessibili potrebbero essere comunque realizzati come nel 2016 quando la politica monetaria sembrava destinata a una stretta graduale che fu invece sospesa, perché le condizioni finanziarie, ossia l'andamento del dollaro, dei tassi di mercato e delle quotazioni azionarie, peggiorarono.

Alla tavola rotonda ha partecipato anche Ben Bernanke, ex governatore della Fed che portò i tassi di interesse al minimo storico pari allo 0-0,25% nel dicembre 2008, nel pieno della peggiore crisi finanziaria dalla Grande Depressione. Ma, dalla fine del 2015, la banca centrale Usa ha alzato i tassi a breve dei Fed Funds ben nove volte fino al 2,25-2,50% attuale. Ora le probabilità di nuovi aumenti, che a novembre erano dati al 90%, sono bruscamente scesi. Anzi, ci potrebbe essere una nuova stretta. Powell ha anche specificato che se Trump chiedesse le sue dimissioni risponderebbe di no, ribadendo così l'autonomia del suo incarico. Il presidente Usa ha più volte sottolineato come fosse un errore aumentare i tassi di interesse e ne aveva auspicato il congelamento.